Tasselli d’autore per un puzzle doc
Il Comitato ha disegnato l’identikit di «alcune diffuse definizioni di livornesità». Eccone un campionario sotto i riflettori. La generosità unita al provincialismo. Le macchie di luce fra le...
Il Comitato ha disegnato l’identikit di «alcune diffuse definizioni di livornesità». Eccone un campionario sotto i riflettori.
La generosità unita al provincialismo. Le macchie di luce fra le tamerici all'Ardenza e le luci del tramonto. La vis polemica. Il sentirsi tutti dei grandi geni creativi.
Una profonda ignoranza travestita da arroganza. L'allegria. La cucina "povera" ma ricca di sapori.
L'amore per lo sport o per quasi ogni attività sportiva. L'essere pottaioni anche se con solo due centesimi in tasca oppure le cambiali scadute. L'essere figli di mammà! L'essere rumorosi e coloriti nei modi di fare all'insegna dell'eccesso nel bene e nel male.
L'essere di grande compagnia, detestando stare da soli! La sincerità. L'epicureismo. L'anarchia. L'ironia, volutamente sempre un po' sboccata.
Il lungomare affollato ad ogni ora da persone di ogni età. L'odore dell'acqua del porto. Il libeccio. Le barzellette.
La Madonna di Montenero. La litigiosità subito sedata con un ponce.
La tuttologia. Il turpiloquio.
Ecco invece le caratteristiche della livornesità secondo alcune grandi “penne”.
Aldo Santini (giornalista): Livorno è l'unica città americana del Mediterraneo nel senso di città da Nuova Frontiera. Il livornese non parla: urla; non discute: aggredisce; non accenna: gesticola; non ama: perde la testa; non passeggia: si esibisce. non mangia: si abbuffa; non investe: spende per godersi il proprio denaro, quando ce l 'ha.
Secondo lo scrittore Carlo Coccioli Livorno somiglia al gran capo pellerossa di Jean Cocteau: un poco troppo non ci è sufficiente si vuol di più, si vuol di più. A Livorno non ci si annoia perché si inventa.
James Fenimore Cooper, quello dell'Ultimo dei Mohicani, scrisse che Livorno è pervasa da un'atmosfera di commercio che ci prende tutti.
Per il grande Charles Dickens, l'autore di Davide Copperfield Livorno è una città prospera e concreta dove l'ozio è spazzato via dal commercio. I regolamenti che vi vengono osservati sono illuminati e liberi.
Curzio Malaparte: Oh le belle livornesi in piedi sulle porte delle case e delle botteghe, e parlano tra loro a voce alta d'uomini, di bambini, di navi.
Giorgio Caproni(nella foto a lato, sotto) ha scritto come sua moglie rimase colpita dall'affetto che i livornesi esternavano per le madri altrui, a lettere cubitali. Si stupiva per la loro delicatezza d'animo che faceva a pugni con la loro ostentata volgarità.
Giorgio Bocca: Ma il vento fresco che viene dal mare pulisce la rabbia povera della città, il salso medica di continuo le sue ferite. Il vento del mare sale per i canali.
Pier Paolo Pasolini (nella foto a lato, sopra): Pei grandi lungomari disordinati, grandiosi, c'è sempre un'aria di festa, come nel meridione: ma è una festa piena di rispetto per la festa degli altri.
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