Il presidio
Apriamo lo stadio per l’addio a Piermario
Città sotto choc per il centrocampista, il sindaco Cosimi e il presidente Spinelli pronti a collaborare per i funerali
LIVORNO. La faccia è quella di un guerriero che ha conquistato una battaglia e ha fame di vincere la guerra: i capelli tirati indietro e la bocca aperta allungano l’ovale, un urlo di gioia sta per esplodere dentro due occhi fissi, scuri, vivi, che guardano in direzione della curva nord; le sopracciglia si increspano, il naso si fa più inclinato nel momento in cui le mani abbracciano il compagno che ha appena segnato il gol della vittoria.
È passato poco più di un mese, era il 10 marzo, e Piermario Morosini esultava dentro allo stadio Armando Picchi: ha 25 anni e ha appena battuto l’Albinoleffe, l’altra faccia della sua città natale, Bergamo. È felice e su di lui batte il sole.
È in questo fermo immagine, troppo recente per pensare che sia già storia, che la città ricorda il “Moro” come lo chiamano i tifosi in uno striscione appeso all’ingresso dello stadio. Ragazzo serio Piermario, centrocampista che giocava anche contro la sfortuna da quando era un pulcino. È morto in diretta tv davanti alla giostra del calcio che avrebbe voluto spingere il suo cuore per farlo battere ancora mentre i suoi occhi correvano già altrove.
Adesso è dentro all’ultimo stadio che lo ha visto esultare, che potrebbe essere allestita la camera ardente per salutare il numero 25. Un funerale di massa per un dolore da condividere che scacci i fantasmi di chi pensa che questi ragazzoni con la tartaruga al posto degli addominali siano immortali.
Ieri dopo la tragedia all’Adriatico, il sindaco di Livorno Alessandro Cosimi e il presidente amaranto Aldo Spinelli si sono sentiti più volte al telefono. «Se sta bene anche ai parenti e alla fidanzata – è il tono con il quale si sono lasciati – allora apriamo lo stadio». Aggiunge Cosimi a tarda sera: «È il segno d’affetto minimo che la città possa dimostrare nei confronti di questo ragazzo. Di sicuro è incredibile morire a 25 anni nel corso di una partita di calcio dove giocano atleti supercontrollati e con un percorso quotidianamente verificato dalle strutture sanitarie e sportive».
La prova generale di quello che potrebbe avvenire il giorno del funerale si vedrà questa mattina quando i tifosi si ritroveranno davanti al Picchi per iniziare la veglia.
In ogni caso la decisione definitiva sul luogo della funzione sarà presa soltanto domani pomeriggio quando si sarà conclusa l’autopsia che dovrà accertare le cause della morte.
«Te ne sei andato con la nostra maglia addosso. Ti porteremo nel cuore». Eccolo il dolore di una città, sta dentro la frase di un tifoso. Perché in quattro mesi, da tanto poco era iniziata l’avventura in amaranto di Morosini, Livorno non aveva ancora scoperto il suo quinto “Moro”. Ieri quando l’ha capito Piermario ci aveva già lasciato.
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