Il Tirreno

Livorno

Un buco da 2,2 milioni ha ucciso il basket

di Federico Lazzotti
Un buco da 2,2 milioni ha ucciso il basket

Ecco i conti della società che ora rischia il fallimento, ma dalle carte spunta il giallo delle assemblee andate deserte

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LIVORNO. Il funerale fiscale e agonistico di una passione chiamata pallacanestro sta dentro a quindici paginette e due allegati che nell’intestazione hanno la dicitura “Basket Livorno srl in liquidazione”.

Sono state depositate in Camera di Commercio l’8 gennaio 2010 dal liquidatore Anna Lisa Mazzola che al termine della relazione scrive quello che di fatto è l’epitaffio della palla a spicchi ad alti livelli in città: «La società chiude l’esercizio 1 luglio 2008-30 giugno 2009 con un risultato netto negativo di euro 2.288.883, nonostante l’impegno profuso dalla proprietà e dall’organo deputato alla gestione aziendale sia sotto l’aspetto tecnico che finanziario». E quindi – aggiunge il Collegio sindacale – «non si iscriverà al prossimo campionato di Legadue». È il 7 ottobre 2009 e l’assemblea dei soci si è appena sciolta.

Il maggior creditore sono le banche che nel crac occupano più di un terzo dei debiti complessivi, ma non sono da meno le voci che riguardano i fornitori, i debiti tributari, in particolare verso l’Agenzia delle Entrate e nei confronti degli istituti di previdenza. Oltre a questi c’erano anche gli stipendi non pagati ai giocatori, ma essendo questi ultimi creditori privilegiati sono stati liquidati.

Ma appurata la morte cerebrale di Bielle, l’agonia dei conti della società non è ancora finita tanto che il Comune, parte in causa nel procedimento essendo socio con il 5% delle azioni con una partecipata, la Livorno sport, ha dato mandato a tre uomini di fiducia di evitare il crac che trascinerebbe i libri contabili direttamente alla Corte dei Conti.

Ecco perché gli “Amici del basket”, capitanati dagli avvocati Sergio Russo e Alberto Uccelli stanno cercando di allungare i tempi dell’istanza di fallimento avanzata da alcuni creditori (la prossima udienza è fissata per il 13 giugno ndr). Mentre da mesi sulla scrivania del pubblico ministero Massimo Mannucci c’è un fascicolo sulle presunte irregolarità di alcune fatture dopo un’inchiesta portata avanti dalla Finanza.

Ma leggendo il bilancio della Srl, oltre ai conti, quello che farebbe impallidire un appassionato è la relazione firmata dal Collegio sindacale e datata 24 novembre 2009 dove traspare una certa leggerezza da parte degli allora soci del consiglio di amministrazione che in almeno tre occasioni, nonostante conoscessero la criticità del bilancio, non si presentarono alle assemblee.

Scrivono Paolo e Tommaso Freschi e Cristiana Salvi: «È emerso che alla data del 31 marzo la situazione economico patrimoniale evidenziava una consistente perdita di esercizio in formazione superiore al capitale sociale e alle riserve. Dopo sollecitazione al cda e data l’urgenza abbiamo proceduto a convocare l’assemblea dei soci davanti al notaio Mario Miccoli per il 30 di aprile». Risultato? Nessuno si è presentato. Stesso esito per l’assemblea dei soci del 16 giugno dove all’ordine del giorno c’era la «proposta di fusione e/o incorporazione con un’altra società della Fip o proposta di scissione societaria». Un’operazione che se fosse andata a buon fine – scrivono i membri del Collegio – «avrebbe consentito la cessione del titolo sportivo con un realizzo di importante corrispettivo». Ma ciò non avvenne perché anche all’assemblea del 13 luglio venne sciolto perché si presentarono solo due dei soci: Livorno sport e B&A, società empolese che insieme alla partecipata dal Comune detenevano insieme il 15% delle quote.

Solo il 7 ottobre il Collegio è riuscito a far sedere intorno ad un tavolo la quasi totalità degli azionisti. L’ultima agonia a colpi di litigi e voti contrari, intorno ad un tavolo in cui Basket era già un cadavere. Ora, a distanza di tre anni, quel fantasma rischia di tornare e vendicarsi portando con sé chi l’ha tenuto in vita e chi lo ha lasciato morire.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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