Il Tirreno

Livorno

Nei pesci per ora non c’è traccia di veleni

di Giulio Corsi
Nei pesci per ora non c’è traccia di veleni

Arpat: «Nessuna contaminazione dell’acqua marina». E anche la ricerca di metallo nel pescato non dà risultati

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LIVORNO. Il pesce del nostro mare, anche quello al largo di Calambrone e a nord di Gorgona, nel famigerato triangolo dei bidoni, per ora sta bene. Lo avevano anticipato durante il vertice in prefettura i responsabili dell’Arpat e ora arriva la relazione scritta che l’agenzia regionale ha steso insieme all’istituto zooprofilattico di Firenze e consegnato alla capitaneria. Sta bene il pesce e sta bene l’acqua.

Per quanto ancora? E’ il fatal quesito che terrorizza tutti e che è legato alle operazioni di ricerca dei 102 fusti ancora mancanti che ripartiranno la prossima settimana e del recupero dei 95 fusti e dei 18 sacchetti individuati a 430 metri di profondità, che inizieranno il 12 maggio. Intanto però le pescate effettuate finora nella zona incriminata e le analisi sui prelievi di acqua dicono una cosa: l’affondamento dei bidoni ad oggi non ha creato danni all’ambiente sottomarino. Ma subito dopo aprono un interrogativo: non ci sono danni perché i bidoni e i sacchi (o almeno la maggiorparte di essi) per adesso hanno tenuto e dunque i veleni affondati insieme ai due rimorchi non sono stati dispersi o lo sono stati in quantità minime? E se è così, quanto ancora resisteranno quei sacchi sotto la pressione di tonnellate di mare?

Le risposte sono nella sfera magica. Per ora bisogna per forza consolarsi con l’ultima relazione dell’Arpat in cui si conclude che i risultati effettuati direttamente dall’agenzia concordano con quelli che aveva fornito precedentemente anche Castalia. Sperando che non ci siano errori.

«I risultati analitici - spiegano i tecnici della sede Arpat di Livorno - mostrano valori analoghi a quelli abitualmente riscontrati nell’ambito delle attività di controllo della qualità delle acque marine e con quelli dei "bianchi" (cioè dei campioni prelevati in zone non contaminate, ndr) prelevati a nord e sud dell'area di ritrovamento dei fusti. Non vi sono quindi evidenze di contaminazioni dell'acqua marina».

Antimonio, arsenico, bario, berillio, cobalto, nichel, molibdeno, vanadio, selenio. La caccia ai metalli e agli altri elementi chimici è stata totale. Per quanto riguarda le acque, Arpat ha analizzato 17 campioni di mare prelevati a varie profondità (da meno un metro a meno 450) in due zone nell’area di ritrovamento dei fusti confrontandoli con prelievi effettuati in zone neutre. Campioni da 500 millilitri, conservati a temperatra refrigerata dal momento dell’arrivo fino all’inizio delle operazioni analitiche. Alcuni di questi campioni sono stati analizzati anche da Ispra. Sono state approfondite le caratteristiche chimico-fisiche dal ph alla conducibilità, poi quelle nutrienti, la presenza di metalli e l’ecotossicologia (cioè gli effetti tossici, causati da inquinanti naturali o sintetici, sugli ecosistemi). «I risultati mostrano generalmente valori in linea con quelli comunemente ritrovati in campioni di acque di mare precedentemente analizzati e con quelli dei due “bianchi” prelevati a nord e sud dell’area», conclude Arpat. Sottolineando che rispetto ai valori determinati dalle analisi di Castalia sui metalli c’è un sostanziale accordo.

Il 23 marzo è stata effettuata anche una battuta di pesca nella zona di ritrovamento dei fusti. Nella rete dei pescatori di Castalia sono rimasti squali moretti, squaletti boccanera, aragoste, scampi, gamberi bianchi, naselli e lumache di mare. Presso a poco le stesse specie ittiche che erano state pescate un mese prima dalla nave Minerva Uno e che sono state pescate in zone teoricamente non contaminate dall’incidente dell’Eurocargo Venezia. Ebbene, anche in questo caso - come si può vedere dalla tabella in pagina - le quantità di metalli presenti nei pesci non sembra destare allarmi. L’analisi mostra in moltissimi casi quantità di cobalto, vanadio, molibdeno e nichel minore del limite di rilevabilità e quando le quantità vengono calcolate non si differenziano da quelle presenti in pesci e molluschi che vivono in altre acque e in quelli che erano stati pescati nel mese precedente per il primo test. Tuttavia l’istituto zooprofilattico non commenta i dati, limitandosi alle analisi e alla loro comunicazione all’istituto superiore di sanità.

Il piano di monitoraggio di medio periodo, proposto dalla Regione Toscana, che prevede l'effettuazione di battute di pesca scientifica nella zona della dispersione dei relitti del carico della nave continuerà con frequenza mensile per una durata di almeno sei mesi. Il piano prevede un campionamento da parte di Castalia di specie ittiche concordate con le amministrazioni competenti ed i cui risultati possano essere, così, validati da Arpat e istituto zooprofilattico che a loro volta continueranno autonomamente le loro indagini.

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