E adesso lo piangono mille mondi differenti
Gli uomini delle istituzioni, gli atleti, gli esponenti politici, l’associazionismo «Era un punto di riferimento senza la boria di chi vuol stare in cattedra»
LIVORNO. Gino Calderini aveva una dote singolare, l’hanno ripetuto tutti quanti l’abbiano conosciuto: far sentire più vicini mondi che si sentono lontani le mille miglia.
Ecco perché non c’è il solito cordoglio standard, ad esempio, nelle parole di I gor Protti, bandiera dello sport amaranto («era una persona talmente discreta che anch’io voglio ricordarlo rimanendo con discrezione nel mio dolore»). O in quelle del pugile Lenny Bottai: è «il ricordo di una persona splendida e dei suoi alti valori, perché insegnino»; è l’abbraccio, il ringraziamento e l’augurio di «un viaggio in un mondo veramente degno della sua persona».
Ma Gino lo piangono anche uomini delle istituzioni: in Regione con l’assessore Gianfranco Simoncini («se n'è andato un uomo che aveva un passione smisurata per lo sport, per tutte le sue discipline»); in Provincia lo fanno il presidente Giorgio Kutufà («ha sempre creduto nel valore dello sport come crescita culturale della comunità») e il vice Fausto Bonsignori («è stato un dirigente sportivo di grandi capacità e di altrettanto grandi doti umane»).
Il riassunto lo fa Marco Solimano (Arci): è stato «un solido punto di riferimento nella nostra città per quanti si impegnano per il rafforzamento della coesione sociale e della qualità della vita».
Il sito del Tirreno spalanca la porta a una sorta di pre-funerale in forma di web (ad esempio, con gli ex consiglieri Davide Cecio e Silvia Fugi che, con diversità di accenti dicono che «il meglio di questa città se lo porta via la morte»). Per un ex atleta come Luciano Della Bella «se ne va un altro bel pezzo della nostra storia». Poi: «Ma ci rincontreremo, caro presidente!». Un auspicio al quale si aggancia anche Maurizio Vernassa, con «la speranza di poter di nuovo competere con amicizia ed allegria».
«La nostra città ha perso un vero uomo di sinistra , ma soprattutto uno spirito libero»: è il giudizio di Yari De Filicaia, segretario comunale Pd. «Credo – aggiunge – che Livorno abbia perso un altro pezzo importante della sua storia e del proprio futuro perché Gino, nella speranza di essere portatore di memoria storica, guardava sempre al domani».
È una «grave perdita» su tre fronti, secondo Sel: per Livorno; per la sinistra; per lo sport cittadino « interpretando sempre il suo ruolo nello spirito di quella politica che guarda agli interessi della comunità».
Per Pasquale Lamberti, portavoce dell'Api, Calderini è stato «un grande uomo di sport ed una straordinaria persona».
Il sindaco di Collesalvetti Lorenzo Bacci rende testimonianza «di quel che ha fatto e dei benefici che ha portato alla nostra gente».
L' Aamps, l'azienda dove Gino ha lavorato per 35 anni («fino al pensionamento avvenuto nel 2005», arrivando a «ricoprire il ruolo di dirigente responsabile dei servizi») lo ricorda per il modo con cui si spese per «le innovazioni di carattere organizzativo e tecnologico a vantaggio dell'igiene e del decoro cittadino (tra le tante, il sistema di raccolta differenziata dei rifiuti urbani avviato nel 1996)».
Carlo Chelli e StefanoFranceschi (Nuoto Livorno) sottolinea che «Gino ci è sempre stato vicino, vicino nei momenti belli e vicino in quelli meno belli, vicino con i suoi consigli e vicino con i suoi punti di vista».
Il presidente Libertas Giovanni Giannone ne ribadisce la grande collaborazione «con l'unico vero scopo di diffondere la cultura dello sport con i suoi valori e la sua etica».
Michele Barzagli, a nome della Uisp, gli dà simnbolicamente appuntamento al Vivicittà di domenica 15 e lo iscrive alla categoria dei grandi rinnovatori sportivi come al pari di un Missaglia che «lo avrebbe salutato con un “prendi le tue gambe e via alla tua velocità”».(m.z.)
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