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De Tomaso, ecco la cassa Ma si cerca un’alternativa

De Tomaso, ecco la cassa Ma si cerca un’alternativa

Proteste degli operai in prefettura e in Comune poi la firma del decreto per crisi Cosimi al ministero: subito il tavolo per altre soluzioni. L’azienda: nessun esposto

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LIVORNO. Dopo una giornata di proteste e incontri, ieri in tarda serata da fonti sindacali e ministeriali è arrivata la notizia che il ministero del Lavoro ha firmato il decreto necessario a sbloccare la cassa integrazione per i lavoratori della De Tomaso (140 ex Delphi più 900 operai torinesi di Pininfarina). Il decreto, come annunciato alla vigilia, è per crisi. L’Inps sarebbe già pronta a consegnare gli assegni di gennaio e febbraio.

Gli operai, che fino a qualche mese fa credevano di iniziare a produrre le nuove auto targate Rossignolo, non vedono un euro da mesi. Lo hanno ripetuto ieri mattina in prefettura dove non sono mancati attimi di tensione quando telefonate da Roma riferivano di una richiesta di cassa effettivamente avanzata dall’azienda, ma bloccata tra uffici postali e scrivanie del ministero. «Ci prendono in giro»: e via tutti in Comune. A ricevere il gruppo, accompagnato dal segretario Fiom, Enrico Pedini, è stato l’assessore Bruno Picchi perché il sindaco era impegnato con l’Anci a Roma.

È nella capitale che nel pomeriggio Alessandro Cosimi ha incontrato in via informale il direttore generale del ministero dello Sviluppo Economico, Gianpietro Castano, per fare il punto sulla crisi De Tomaso. Nel faccia a faccia Castano avrebbe confermato la disponibilità del governo a trasformare la cassa per crisi in cassa per ristrutturazione qualora la De Tomaso riuscisse a dimostrare di avere davvero la disponibilità di capitale necessario per avviare il processo industriale. «In ogni caso - ha dichiarato il sindaco a margine dell’incontro - abbiamo chiesto che ci sia, da parte del ministero dello Sviluppo economico un’attenzione a convocare in tempi brevi un tavolo che possa definire occasioni diverse dalla De Tomaso per risolvere il problema di questi lavoratori». Richiesta di aiuto che la dice lunga sui dubbi che ormai corrono anche tra i più affezionati al progetto.

Dalla De Tomaso ieri pomeriggio è stata diffusa una nota per dire che «in merito alle informazioni diffuse sulla società Hotyork Investment (che dovrebbe rilevarne le quote, ndr) e sul suo legale rappresentante (già silurato dal gruppo asiatico, ndr) tutte le verifiche necessarie sono state e saranno intraprese per garantire la massima trasparenza nell'operazione».

«Restiamo confidenti – insistono gli imprenditori – nella possibilità di risolvere positivamente la difficile condizione in cui si è venuta a trovare De Tomaso. L'obiettivo resta quello di portare avanti questa iniziativa imprenditoriale tutelando gli interessi dei lavoratori, con la ferma speranza che il sogno non diventi un incubo».

«Siamo consapevoli – continua la nota – del fatto che il tempo a disposizione è limitato e, del resto, abbiamo intrapreso e sostenuto ogni sforzo necessario affinché la crisi aziendale possa tradursi in un'occasione di rilancio il prima possibile. Sappiamo inoltre che a ciascuno spetta farsi carico delle proprie responsabilità e la proprietà della De Tomaso non si sottrarrà a questa giusta regola».

Quanto all’esposto che il ministero avrebbe consegnato alla Procura di Roma facendo ipotesi di distrazione di fondi pubblici, De Tomaso controbatte che «non risulta ad oggi nessuna azione intrapresa dagli organi competenti nei confronti della società».

Juna Goti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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