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Case fantasma, maxi truffa da 3 milioni
Il presunto raggiro riguarderebbe un complesso residenziale in località Ghiaccione. I titolari dell’agenzia e della ditta costruttrice avrebbero sottratto a banche e acquirenti oltre 2 milioni di euro. Stamani una decina di perquisizioni da parte dei carabinieri
LIVORNO. Sognavano di scappare dalla città per trasferirsi in una casa alle porte della campagna e invece, una decina di famiglie, nel dicembre scorso e dopo cinque anni di attese, beffe e rabbia, si sono trovate davanti all’ingresso della Procura della Repubblica con in mano un esposto nel quale denunciavano i ritardi nella costruzione del loro nuovo appartamento a Collesalvetti, in località Ghiaccione.
A distanza di quattro mesi dall’apertura del fascicolo, ieri mattina i carabinieri hanno fatto scattare una serie di perquisizioni in due ditte edili e in un’agenzia immobiliare livornesi, in un’altra ditta edile di Cecina e a casa di due funzionari di banca. Secondo il pubblico ministero Luca Masini, che coordina le indagini, dietro al grande cartello che anni fa pubblicizzava l’acquisto di alcuni dei centosessanta immobili in costruzione a Ghiaccione, ci sarebbe stata in realtà una maxi truffa da tre milioni di euro: poco meno della metà sottratti agli acquirenti di una decina di appartamenti e l’altra metà a un istituto di credito, la Cassa di Risparmio di San Miniato, che nel 2006 aveva coperto la fideiussione per l’inizio dei lavori. Otto le persone indagate con l’accusa di truffa in concorso: si tratta dei vertici della Carolina Immobiliare srl di Cecina, della Costruzioni Orlando srl, della Benedo srl e della Edilcentro Immobiliare.
È stata la perquisizione nella sede di quest’ultima società tra piazza Attias e via Marradi ad accendere i maggiori sospetti sull’attività investigativa. «Abbiamo sequestrato diverso materiale – spiegano gli inquirenti – che adesso analizzeremo». Intanto in via 18 luglio 1944, la strada su cui si affaccia gran parte del complesso di Ghiaccione, a neanche un chilometro da Collesalvetti, gru e impalcature semideserte in mezzo agli scheletri di cemento armato di 160 appartamenti, sono lo specchio di un progetto che sul plastico presentato alcuni anni fa ai papabili acquirenti sembrava bellissimo e che invece si è trasformato in un vero e proprio miraggio. Che ha lasciato col cerino in mano dieci famiglie livornesi che sognavano una casa alle porte della campagna. Non la casa nella prateria della leggendaria serie tv. Una normalissima nuova casa, lontana dal caos cittadino, con un po’ di verde intorno e tanta quiete, in cui poter vivere porta a porta con i figli e veder crescere i nipoti. Avevano scelto Collesalvetti, un chilometro fuori dal paese, pochi chilometri dalla Livorno che avevano deciso di salutare.
E invece dopo aver venduto i loro appartamenti in città, dopo aver chiesto anticipi di Tfr e investito intere liquidazioni e i risparmi di sempre ora si trovano a vivere in case di fortuna, prestate da parenti o prese in affitto, accatastati in letti a castello, notti insonni da tre anni a pensare a quei soldi bruciati, pugni sui muri e dentro alla testa un mix di rabbia e di disperazione per aver firmato quegli atti di compravendita e aver ceduto alla tentazione di cullare quel piccolo sogno rivelatosi maledetto. 200mila euro per 80, 90 metri quadrati in un complesso di 160 alloggi che doveva essere pronto tre anni fa e che invece è ancora un cantiere quasi abbandonato, villette a schiera e appartamentini deliziosi all’insegna di uno slogan che ancora campeggia sul cartello pubblicitario di una nuova agenzia immobiliare che sta cercando di vendere quei blocchi di cemento che chissà se un giorno mai diventeranno davvero case: «E’ possibile vivere contemporaneamente in città e campagna? Sì, a Collesalvetti è possibile. Quartiere Il Ghiaccione, appartamenti con giardino, attici e villette».
Lo spot di sei anni fa era più o meno lo stesso e alcuni ci avevano creduto al punto da comprare casa per sè e per i figli, appartamenti attigui per riunire la famiglia e che invece sono diventati una rovina. Adesso la loro speranza è la procura e i carabinieri ma tutti sono al corrente che ieri pomeriggio, come l’altro ieri e l’altro ieri ancora, nei tre lotti presenti in via 18 luglio 1944, si lavorava in uno soltanto. Negli altri due l’impressione a passeggiare all’interno del cantiere era che di operai non se ne vedesse ombra da tempo. Erbacce, materiale rovinato dalle intemperie, cartellonistica di legge cancellata e distrutta. Simboli di un sogno sfumato, insieme a tre milioni di euro.
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