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Tia, 2000 richieste di rimborso per l’Iva
Processione di cittadini per compilare i moduli di restituzione dell’imposta pagata sui rifiuti. Aamps e Comune tacciono
LIVORNO. E’ una vera e propria processione della speranza. E la speranza è quella di riavere qualche decina di euro che l’erario pretende dal 2006 da tutte le famiglie nonostante non ne abbia diritto. Questione economica ma anche di giustizia. In soli quindici giorni duemila livornesi hanno bussato alle porte delle principali associazioni di consumatori presenti in città e hanno compilato il modulo per richiedere il rimborso dell’Iva sulla Tia e in tal modo interrompere il rischio di prescrizione che scatta dopo cinque anni.
Il boom delle richieste è tornato ad esplodere da metà marzo, da quando la Corte di Cassazione si è nuovamente espressa su una questione che era già stata molto dibattuta, affermando che l’Iva sulla Tia non è dovuta perché si tratta di un tributo. Anche se non ha valore normativo, la sentenza dà maggior peso a eventuali richieste di rimborso. Ma non è automatica la restituzione dei soldi, che la Corte ha imposto alle aziende ambientali. Anzi. E’ decisamente in salita, almeno fino a quando il governo non emetterà un decreto (se mai lo farà) per sbrigare la matassa.
Non è un caso che Aamps (che secondo la sentenza della Cassazione dovrebbe rimborsare l’Iva) e Comune tacciano. La prima rinviando la palla a palazzo civico di cui è controllata al cento per cento, il secondo evitando di prendere una posizione ufficiale o ufficiosa sulla questione.
L’argomento però si sta scaldando. Tanto che proprio due giorni fa Federambiente - l’associazione che riunisce imprese, aziende e consorzi che gestiscono servizi pubblici d'igiene e di cui Aamps fa parte - ha deciso di diffidare il ministero dell’Economia e delle finanze affinché venga restituito alle aziende che hanno applicato l’Iva sulla tariffa d’igiene ambientale, il miliardo di euro che esse hanno versato all’erario. «Quanto prima lo Stato restituirà quel miliardo di euro, tanto prima le imprese potranno soddisfare le richieste dei cittadini», spiegano da Federambiente.
Intanto Federconsumatori e Adiconsum sfornano quotidianamente moduli di richiesta di rimborso. «Dobbiamo essere onesti con i cittadini - sottolinea Roberto Boschi di Federconsumatori -. Il rimborso non è scontato, perché spetta al governo emettere un decreto che risolva la questione. E non è neanche opportuno dire di non pagare perché c’è il rischio che scattino le ingiunzioni. Però i cittadini hanno diritto e fanno bene a chiedere il rimborso, interrompendo anche la prescrizione per l’Iva pagata dal 2006». All’Adiconsum oltre a far compilare i due moduli da portare all’ufficio protocollo del Comune e inviare per raccomandata all’Aamps propongono anche una via aggiuntiva: il ricorso al giudice di pace. «Senza bisogno di avvocati e e con pochi bolli ci si può togliere la soddisfazione di vedersi dar ragione dalla giustizia - sottolinea Geremia Merlone - Intanto però dopo aver chiesto inutilmente lumi al Comune vorremmo chiedere di nuovo che intenzioni hanno l’amministrazione e l’Aamps a proposito dei rimborsi».
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