Il Tirreno

Livorno

Spunta un superteste per l’inchiesta Dakota

di Federico Lazzotti

È un funzionario dell’Autorità Portuale, il giudice lo ascolterà la prossima udienza Tre gli indagati per l’affitto del pontone, c’è anche l’ex presidente Roberto Piccini

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LIVORNO. C’è un supertestimone che potrebbbe cambiare la storia (o parte di essa) dell’inchiesta Dakota, l’indagine sui presunti abusi compiuti nel 2009 dagli allora vertici dell’Autorità portuale, il presidente era Roberto Piccini, per «il noleggio urgente» di un pontone, il Dakota appunto, affittato per due anni a poco meno di mezzo milione di euro e per nulla sfruttato. «Abuso d'ufficio, falso e soppressione di documenti in concorso» è l’accusa.

A convocare il nuovo teste, durante l’udienza preliminare, è stato il giudice Giovanni Zucconi che invece di decidere se aprire o meno le porte del processo ai tre indagati, oltre a Piccini sono implicati anche l'allora segretario generale Giorgio Gionfriddo e il dirigente finanziario Sergio Migheli, ha chiesto di avvalersi di uno dei suoi poteri: acquisire ulteriori informazioni ai fini della decisione.

Ma c’è una sfumatura in più che riguarda questa decisione. Come si legge nel secondo comma dell’articolo – «le prove a discarico richieste dai difensori delle altre parti private – come in questo caso – sono ammesse se ne appare evidente la decisività ai fini della pronuncia della sentenza di non luogo a procedere».

Ecco perché ieri intorno alle 13,40 quando il giudice ha reso nota la sua decisione i legali dei tre indagati hanno tirato un sospiro di sollievo. «Potrebbe anche non voler dire niente – dice l’avvocato Paolo Bassano – visto che solo il giudice sa il motivo di questo ulteriore accertamento ma senza dubbio si apre uno spiraglio che potrebbe vedere prosciolto uno o più degli indagati».

Sul nome del funzionario dell’Autorità portuale che sarà ascoltato il prossimo 21 di giugno c’è la massima riservatezza. «Siamo ancora in fase di indagine», si giustificano gli investigatori. Ma è ovvio che si debba trattare di una persona che ha seguito direttamente la pratica del noleggio e che durante le indagini non è stato ascoltato oppure è stato sentito solo in parte.

In ogni caso le perplessità sull’operazione Dakota, la cui indagine è partita da un interrogazione parlamentare, restano.

Per capire le radici del sospetto è necessario tornare tra la fine del 2008 e l'inizio del 2009. Roberto Piccini è da due anni alla guida dell'Autorità Portuale dopo una vita passata in Compagnia. E proprio quest'ultima in quei mesi - è l'ipotesi della Procura - sente il pericolo di perdere buona parte del traffico di auto perché la società Sintermar sta per comprare il pontone Dakota.

Nello stesso periodo, alla Calata Pisa, accosto 54, si era invece aperta l'emergenza Tirrenia: Unicoop aveva appena conquistato i traghetti ma per farli sbarcare aveva bisogno di una piattaforma. Secondo gli investigatori, sarebbe per questo motivo che i vertici dell'Autority, in tutta fretta, attivarono una procedura negoziata, per cui è necessaria l'urgenza della pratica, e senza pubblicare il bando per affittare dalla Safim di Genova il pontone Dakota.

Quello che ha insospettito gli inquirenti è stato l'utilizzo che nei due anni successivi è stato fatto della chiatta, costata mezzo milione di euro nei primi dodici mesi e altri 300mila in quelli a seguire. «Mai utilizzato», spiegano dalla Procura. A giugno le responsabilità di quella scelta e di tanta fretta saranno forse più chiare.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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