Lucca, trema la roccaforte del centrodestra
La difficile eredità del dopo Berlusconi: sei candidati su 12 sono ex sindaci o amministratori di giunte targate Pdl
LUCCA. Lucca la Bianca, roccaforte prima della Dc e poi del centrodestra, si squaglia come neve al sole del dopo Berlusconi. Su 12 candidati a sindaco (ma di qui alla presentazione definitiva delle liste il numero dei papabili potrebbe aumentare) la metà sono targati centrodestra. Da Mauro Favilla, sindaco uscente, all’ex sindaco Pietro Fazzi. Persino il centro di Casini, Fini e Rutelli qui è diviso. L’Udc va per proprio conto, mentre il Fli appoggia Luca Leone, ex assessore di Favilla, che dal basso dei suoi 39 anni cinguetta beatamente le giaculatorie di Matteo Renzi: «Qui bisogna rottamare un bel po’ di gente...». E c’è chi nel Fli, fuori taccuino, ammicca al cronista: «E al ballottaggio si vota Tambellini». Cioè il candidato del centrosinistra.
Osserva una vecchia volpe della politica lucchese come Piero Angelini, 76 anni: «La frammentazione nel centrodestra è il segno della decomposizione di un’area politica che, tramontato Berlusconi, non ha un progetto politico unificante. Per cui prevalgono le fazioni, i personalismi. Basti vedere il caso di Maurizio Dinelli. Da assessore all’ambiente nella giunta Favilla a suo sfidante alle elezioni».
In realtà - tra assessori e sostenitori - i candidati sindaci della destra sono tutti ex sodali di Favilla. A parte Fazzi. Che da sindaco di Forza Italia si ritrova nell’Udc e forse usa il palcoscenico delle elezioni del prossimo 6 maggio come prova tecnica di consenso in vista delle politiche per ottenere uno scranno di parlamentare che l’ex presidente del Senato Marcello Pera e Denis Verdini gli hanno sempre negato. Provocando così la guerra senza quartiere di Fazzi contro i berluscones lucchesi. «La crisi del centrodestra? La causa principale sta nell’assenza di iniziativa politica e nel vuoto di leadership endemico da anni a Lucca», spiega Fazzi.
Lui ha puntato al ruolo di leader ma è stato falcidiato da Pera. Che ora sta nell’ombra tra i suoi libri e c’è chi lo racconta distante da tutti i concorrenti in lizza. Sulle divisioni della destra di carattere squisitamente politico - la frammentazione post-Monti - si sovrappongono l'esplosione di rancori e vecchie ruggini. Gli uni contro gli altri armati.
Senti Angelini e sembra di ascoltare Travaglio, nel senso che l’accento è posto sui malaffari lucchesi: «La mia partita? Quella di sempre. Mi batto per la trasparenza pubblica contro la corruzione. Qui si stanno tutti dimenticando che il sindaco Favilla è indagato nella vicenda del parco Sant’Anna e dello stadio per concorso in corruzione». E aggiunge che senza il suo impegno e quello della sua lista di Governare Lucca gli scandali non sarebbero mai esplosi.
Senti Dinelli, ex capogruppo regionale di Forza Italia in Regione, e si fatica a capire come un assessore di Favilla possa essere il suo concorrente a sindaco. «Tutto chiaro e logico. Io ho proposto le primarie per il centrodestra. Non me le hanno concesse . Così il primo turno elettorale si trasformerà in una sorta di primarie. Chi vince farà il sindaco e i perdenti lo appoggeranno in caso di ballottaggio».
Teorema ardito, quello di Dinelli perché dopo una campagna elettorale al fulmicotone non è facile immaginare che i perdenti del centrodestra appoggino il vincitore. «A me dispiace che molti miei amici abbiano scelto la strada della divisione personalistica. Ma io sono fiducioso di vincere perché l’elettorato di centrodestra sono sicuro che nell’urna seguirà me e non certo Angelini e soci». E Angelini, che nel 2007 conquistò il 10%, sogna di sfidare Alessandro Tambellini, il candidato del centrosinistra (Pd, Sel, Idv e Lucca civica) al ballottaggio: «Non sono pazzo, se alla mia età mi candido significa che conto di avere delle possibilità di vincere», sottolinea.
Centrodestra diviso e litigioso, ma anche vecchio. Solo Favilla e Angelini insieme fanno 154 anni. E manca il ricambio. La classe politica - ma il rilievo riguarda anche il centrosinistra - è sempre la stessa, o quasi. Riflesso di una città chiusa nel retaggio delle grandi famiglie, i Fazzi, gli Angelini, i Baccelli, i Giurlani, i Tenucci e così via. Un potere asfittico, che misura i suoi passi sulle cene del Rotary, il giovedì sera.
Città però ricca. Che vive di rendita e affida alla politica non la sua anima identitaria, come ai tempi della Dc, ma la soluzione dei problemi e affari quotidiani. E la mancanza di valori e identità forti, nonché di leadership riconosciute, genera trasformismo e un clima da veleni e merletti.
Il senso della sfida del 6 maggio prossimo consiste nella capacità del centrosinistra di ridare un’anima a Lucca. Tambellini viene dall’esperienza dell’Ulivo. Che però ormai ha quasi vent’anni.
E due giorni fa, nel suo profilo di Fb, inneggiando alla primavera e all’aria nuova, Tambellini riproponeva una vecchia canzone di Narciso Parigi. Di 52 anni fa.
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