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«Trasformiamo i diving in sentinelle»

«Trasformiamo i diving in sentinelle»

Marco Pizza, uno dei principali esperti dei fondali del Romito: un parco con un campo boe contro gli ormeggi selvaggi

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Marco Pizza, collaboratore della facoltà di biologia marina di Genova e Pisa per la monitorizzazione e lo studio dei fondali livornesi, istruttore subacqueo con 22 brevetti internazionali, uno dei principali conoscitori del mondo sottomarino di Calafuria. Cominciamo con un’immagine: ci regali un’immersione nel mare del Romito...

«Ok, vi porterò nel sito delle Gorgonie, che comincia su un fondale di soli 14 metri. Lì, un canyon di circa trenta metri in orizzontale, percorribile anche internamente, porta il subacqueo alla parete che scende prima a 34 metri e poi, più avanti fino a 42. Scendendo, sulla destra si aprono i ventagli delle gorgonie rosso scure, che raggiungono anche un metro di altezza e tra i cui rami vivono pesci ed invertebrati».

Continui, prego...

«Il rosso del corallo fa da padrone e ricopre le pareti. Poco più giù una grotta protegge altro corallo. Le guide subacquee proibiscono l'ingresso in grotta: l'aria delle bombole non ha sfogo e rimanendo intrappolata sotto la volta distruggerebbe l'habitat. Il colpo d'occhio è impressionante».

Una miniera d’oro per chi vende l’oro rosso del mare...

«In realtà è un colpo d’occhio ingannevole. Il corallo rosso copre davvero l'intera parete ma non ha il valore commerciale che desiderano i corallari. I rami sono piccoli, corti, al di sotto dei limiti imposti dalla legge. E’ la loro densità ad ingannare: la ricchezza che esprimono ha valore solo per l'occhio e non economico».

Vuol dire che quei due corallari hanno sbagliato posto?

«Dico che la commercializzazione del corallo inizia ad essere buona per rametti con dimenzione minima di 8 millimetri. Tenuto conto della raccolta e della lenta crescita del corallo, circa 3, 4 centimetri ogni 10 anni, possiamo inserire quest’animale nelle specie a rischio».

Ma possibile che prima che arrivassero quei due pescatori sardi il corallo di Calafuria si trovasse al sicuro e adesso è a rischio scomparsa?

«No. E in realtà è proprio perché l’ecosistema marino costiero è già di per sè attaccato da numerosi fattori, che quello della pesca potrebbe essere facilmente evitato».

Basterà vietarla per salvarlo?

«Andrebbe evitata anche l’abitudine degli ormeggi selvaggi. Una legge simile alla Sardegna sul corallo, proibendo ad esempio la pesca entro la batimetrica dei 50 metri, e un campo boe per gli ormeggi delle barche potrebbero essere due rimedi validi per la salvaguardia della popolazione del corallo costiero di Calafuria».

Qualcuno dice però che anche i sub andrebbero tenuti alla larga...

«Forse, qualche anno fa, anche i subacquei sportivi per portarsi a casa un piccolo souvenir dell’immersione strappavano un rametto della preziosa colonia, distruggendo piccole popolazioni di corallo. Ma negli ultimi anni la crescente attenzione ambientalista dei sub ha prodotto l’effetto contrario trasformando il subacqueo da ignorante a sentinella subacquea».

Ma con un giro di 80mila persone l’anno com’è possibile garantire un comportamento responsabile da parte di tutti?

«Io penso a un parco marino. E nel contesto livornesepenso sia impensabile proibire o limitare l'accesso al mare. La vita livornese è legata al suo mare e quindi alla costa di Calafuria. In questa ottica rivestirebbero un ruolo importante i diving center della zona».

Che ne guadagnerebbero in termini di turismo subacqueo perché diverrebbero titolari esclusivi dei siti di immersione...

«Forse sì, ma nell'ottica che auspico della regolamentazione e non della proibizione, i diving svolgerebbero l'importante ruolo della sentinella».

In che modo?

«Prima di ogni immersione il diving dovrebbe informare i subacquei circa le peculiarità del sito d'immersione, tra cui la fa da padrone ovviamente il corallo rosso. Nel dare informazioni storico e biologiche il diving dovrebbe sensibilizzare il subacqueo al rispetto e alla salvaguardia dell'ambiente e durante l'escursione farsi carico di monitorare i parametri d'immersione, quindi la sicurezza della vita umana e di sorvegliare il comportamento di tutti subacquei, clienti e non, proprio come è successo con i corallari sardi».

Giulio Corsi

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