Manomettevano contatori dell’Enel in case e negozi
Cinque persone denunciate per associazioni per delinquere e otto per furto aggravato. Indagati anche due negozianti
LIVORNO. Tredici indagati, dei quali cinque per associazione a delinquere e 8 per concorso in furto aggravato. È il risultato dell’indagine, condotta dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Livorno, con la collaborazione dei colleghi di Portoferraio, che ha portato alla luce un’attività finalizzata a sottrarre denaro all’Enel, manipolando i contatori.
Circa un anno fa, proprio all’Enel si erano accorti, in sede di verifiche, che i consumi di energia elettrica di un bar dell’Elba erano crollati del 60%. Una contrazione così improvvisa e inspiegabile aveva suscitato i sospetti, per cui avevano sostituto il contatore in questione, pensando a un guasto tecnico. Da una verifica è emerso che il contatore era stato invece manomesso, affinché riportasse un consumo inferiore all’attuale. Di lì a poco altre due utenze dell’isola hanno manifestato lo stesso fenomeno. A questo punto la società elettrica si è rivolta ai carabinieri, i quali hanno iniziato gli accertamenti del caso.
I primi riscontri fatti dai carabinieri hanno permesso di ricostruire la dinamica dei fatti: un referente contattava i possibili utenti interessati e, spacciandosi per rappresentante di una società concorrente, proponeva un contratto a condizioni vantaggiose, previo pagamento di una somma, di solito oscillante fra i 500 ed i 1000 euro, in base ai consumi effettuati. Questo, quando il cliente era in buona fede. In altri casi, quando cioè trattavano con cittadini compiacenti, si passava alla proposta vera e propria di manomettere il contatore. Ottenuto il consenso dell’utente (che pagava il prezzo dell’intervento), il referente chiamava i “tecnici”, una coppia di napoletani, che, come appurato dai carabinieri, praticavano sul contatore un minuscolo forellino con un trapano, toccando l’ingranaggio che sul display indica il consumo. In pratica, con questo intervento era come se il tachimetro di un’auto indicasse una velocità inferiore a quella effettiva e il contachilometri un percorso minore di quello effettuato. Il forellino veniva fatto in corrispondenza di un punto o una lettera, comunque in una zona in cui era difficile da individuare e, una volta praticato, era coperto con una lacca bianca che asciugava subito.
Quando i militari dell’Elba si sono resi conto che l’attività andava oltre i confini isolani, si sono rivolti ai colleghi di Livorno, che hanno esteso l’indagine sulla terraferma. Lo scorso 14 dicembre i due tecnici partenopei, Nicola Di Maio, 64 anni, e Giovanni De Martino, 53, sono stati arrestati in flagranza di manomissione di un contatore di un negozio in piazza Attias in città. Insieme a loro sono stati denunciati, per concorso in furto di energia elettrica, i due titolari livornesi. Le successive verifiche hanno fatto emergere uno scenario più complesso di quanto inizialmente immaginato, con ramificazioni anche in altre regioni. Oltre ai due napoletani, arrestati in flagranza, sono stati denunciati, per associazione per delinquere finalizzata alla commissione di furti aggravati, due elbani ed un frusinate. Vagliate le posizioni dei “clienti” e scartate le persone in buona fede, sono stati denunciati per concorso in furto aggravato un bolognese, due torinesi, un grossetano e due elbani. Dai primi accertamenti, la somma sottratta alle casse dell’Enel è sui 20 mila euro.
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