Il Tirreno

Livorno

Al Pd mancano i numeri: Romano resta presidente

Gulì non ha presentato la mozione di sfiducia. «Per ora non ci sono le condizioni» Diverbio tra il consigliere dipietrista (che non esce di maggioranza) e Lamberti

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LIVORNO. Le premesse per una commissione movimentata c'erano tutte. Un presidente, il consigliere Andrea Romano, che non ha nessuna intenzione di lasciare il proprio incarico in sesta commissione nonostante il suo partito di appartenenza (Italia dei Valori) sia stato dichiarato fuori dalla maggioranza.

L'ombra di una mozione di sfiducia ai danni dello stesso Romano, depositata circa 20 giorni fa dal consigliere di opposizione (Pdl) Bruno Tamburini, e l’intenzione da parte del Pd di presentare a sua volta un'ulteriore mozione di sfiducia verso il presidente che, per ora, resta Andrea Romano.

Al termine di oltre tre ore di lavori , però, la situazione è rimasta pressoché invariata. Non fosse stato per la scossa iniziale suscitata dalla richiesta del consigliere Gianfranco Lamberti (Confronto) che ha finito per discutere animatamente con Romano. «E' possibile visionare l'atto presentato da Tamburini in cui si chiede di sfiduciare il presidente«, ha esordito Lamberti. Niente di strano. Se non fosse che il presidente Romano, temporeggiando, ha invitato il segretario di commissione a non allontanarsi dalla sala consiliare per prendere il documento. «I consiglieri possono consultare gli atti in maniera autonoma - dice Romano - può farlo tranquillamente anche Lamberti". Ma l’ex sindaco, niente affatto intenzionato a lasciar correre, ha deciso di denunciare formalmente l'accaduto al segretario generale Antonio Salonia. Nel giro di una quindicina di minuti ecco dunque che l'atto presentato da Tamburini si è materializzato nelle mani di Lamberti. «E' incredibile - commenta l’esponente di Confronto - che Romano si sia ostinato a negare a un consigliere un atto impedendo di fatto al segretario di allontanarsi dalla stanza: una situazione paradossale».

Successivamente, a fare da sfondo al dibattito, ci sono stati i movimenti dei consiglieri di maggioranza: primo tra tutti il capogruppo Massimo Gulì il quale si è dato da fare per cercare di capire se ci fossero le premesse per presentare, o quantomeno annunciare, una mozione di sfiducia verso il presidente Romano. «La volontà c’è, visto che non fa più parte della maggioranza - spiega Gulì a margine della seduta - ma attualmente non ci sono i presupposti per presentare una mozione di sfiducia. Valuteremo meglio la situazione».onostra intenzione è comunque quella di valutare se vi siano le condizioni». Intanto Romano si allontana sorridente: il primo round l’ha vinto lui .

Federica Boldrini

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