Sos bidoni, ora Grimaldi chiede il rinvio
L’armatore vuole più tempo per presentare il piano di recupero. Nei documenti era scritto cobalto, invece c’era il nichel
LIVORNO. «Della richiesta di proroga da parte dell'armatore lo sappiamo ora. Ci mobiliteremo». Ardelio Pellegrinotti, consigliere regionale del Pd, risponde così all'assessore livornese all'ambiente, Mauro Grassi, allarmato perché Grimaldi ha chiesto una proroga fino al 30 marzo per mettere a punto il Piano di recupero dei bidoni tossici dispersi a largo della Gorgona. Piano che è stato sollecitato dalla Capitaneria di porto il 2 marzo scorso, data nella quale la guardia costiera ha diffidato l'armatore dell’”Eurocargo Venezia” a riprendere l'attività di ricerca dei fusti non ancora individuati.
La notizia della richiesta di rinvio presentata dall'armatore piomba come un fulmine a ciel sereno sul dibattito organizzato a Viareggio proprio sul "caso" Grimaldi a Viareggio dalla senatrice del Pd, Manuela Granaiola. Seduta in prima fila c'è Raffaella Mariani, deputata del Pd, che in queste settimane ha seguito gli avvenimenti livornesi con due interrogazioni al ministero dell'ambiente e relative risposte del ministro.
La Capitaneria ha convocato l'armatore per martedì, ma la risposta è già nota: rinvio. Perché sono in corso – scrive Grimaldi – «valutazioni relative al comportamento del prodotto in termini di rilascio del nichel e del molibdeno in caso di movimentazione». Ma anche perché si stanno «elaborando i dati indicati» ed è «imprescindibile poter operare in funzione di salvaguardia dell'ambiente». E poi il Piano pone «non poche difficoltà per le operazioni di ricerca». Ed infine perché devono essere «elaborati nuovi dati su correnti, condizioni meteo, rotta della nave, velocità, manovre eseguite, dimensione e peso dei fusti, tempo di affondamento, pressione dell'aria sui fusti che potrebbero essere rimasti a galla». La proroga è necessaria – conclude la richiesta – «per procedere al fine dell'individuazione della nuova area di ricerca in cui operare».
Intanto, però – sottolinea Mauro Grassi – «non si vede davvero quali ostacoli ci siano ad operare per la rimozione dei fusti individuati». In questo senso assessore all'ambiente, i parlamentari Granaiola e Mariani (entrambe elette in Toscana), e lo stesso consigliere regionale Pellegrinotti hanno concordato la prima azione di contrasto della richiesta di proroga da parte dell'armatore: un telegramma alle Capitanerie di porto di Livorno e Viareggio (tanti sono i pescatori versiliesi che buttano le rete nella zona in cui sono i fusti tossici) e al ministero dell'ambiente per chiedere di non concedere il rinvio alla presentazione del Piano di recupero dei bidoni. Ed emettere a carico della Grimaldi una “diffida di non ottemperanza“ alle azioni già indicate. Nel frattempo, hanno chiesto a gran voce i pescatori, si metta in moto il ministero dell'ambiente firmando il decreto che mette in moto, per il recupero tempestivo ed efficace, la Marina militare.
Una diffida, la Capitaneria l’aveva già emanata il 21 dicembre scorso nei riguardi della società Grimaldi e del comandante della nave perché adottassero ogni misura tesa ad eliminare gli effetti dannosi già prodotti o potenziali ed a prevenire il pericolo di ulteriore danno ambientale. Eravamo cinque giorni dopo la notte di tempesta nella quale la nave ha perso i due semirimorchi carichi di fusti contenenti catalizzatore nichel-molibdeno: ma nel documento di trasporto era indicato un catalizzatore cobalto-molibdeno, come conferma la Prefettura. Andrebbe confrontato questo documento con la richiesta di autorizzazione al trasporto per capire meglio dove sia l'errore.
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