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LA CRISI DEL PORTO»WEEKEND DI FUOCO

LA CRISI DEL PORTO»WEEKEND DI FUOCO

LIVORNO. Nel porto attraversato dalla crisi c’è una vecchia ricchezza che non è stata cancellata: è la solidarietà tra i lavoratori. Ieri mattina tutti quelli della Ltm - società in cui sono fianco a...

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LIVORNO. Nel porto attraversato dalla crisi c’è una vecchia ricchezza che non è stata cancellata: è la solidarietà tra i lavoratori. Ieri mattina tutti quelli della Ltm - società in cui sono fianco a fianco agenti marittimi e Compagnia - hanno rallentato l’attività al Varco Galvani per dare un segnale di vicinanza a quattro ex precari a cui era stata promessa l’assunzione e che invece per adesso restano alla finestra, senza lavoro e senza sussidi. E per mostrare un altro segnale (di unità) ai soci dell’azienda, Compagnia e Agemar in primis. Con le loro giubbe arancioni in dosso, dalle sette alle nove e mezzo i lavoratori Ltm hanno lavorato con lentezza sulle banchine del Galvani, rivendicando ciò che era stato promesso e non è stato mantenuto. «A luglio ci era stato garantita l’assunzione a tempo indeterminato di dodici lavoratori in cambio di un aumento di produttività - spiega Simone Angella, Filt Cgil -. Ebbene, l’aumento di produttività c’è stato, un più 25 per cento, ma di assunzioni ne sono state fatte solo otto. Per le ultime quattro l’azienda vorrebbe aprire un’altra trattativa. Ma noi diciamo che quello era l’accordo e quello va rispettato. Le modifiche relative all’organizzazione del lavoro e un nuovo integrativo non possono diventare merce di scambio». I lavoratori sono delusi e infuriati. Il loro ultimo stipendio è arrivato a febbraio: 175 euro di disoccupazione. «Vi rendete conto di quanto sono 175 euro? - dicono -. Ecco da adesso non avremo più neanche quelli. Ma tutti abbiamo famiglia, un mutuo da pagare, qualcuno i figli». Quello che brucia è la promessa non mantenuta. «Questa è solo la prima manifestazione - spiegano -. Siamo uniti. Agemar, la Compagnia, totalmente latitante, il presidente Conti, il sindaco, i sindacati, l’assessore Picchi devono darci delle risposte e prendere delle posizioni perché la promessa delle dodici assunzioni sia mantenuta visto che è stato mantenuto l’impegno all’aumento di produttività». La conclusione, generale, è di Angella: «Se dobbiamo costruire un patto per il lavoro non si capiscono questi tentennamenti. Non vorremmo che a qualcuno non interessi lo sviluppo del porto».

Giulio Corsi

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