Meteo
Shangai, viaggio tra i cantieri
Il circolo Pd scrive a Cosimi per chiedere di accelerare il recupero: ecco cosa è stato fatto (o non fatto) nel rione
LIVORNO. Le due facce di Shangai si vedono bene dall’angolo di via Paretti: da una parte i palazzi in costruzione e quelli consegnati un paio di anni fa, dall’altra i vecchi blocchi popolari con le finestre fatiscenti. Una Shangai rimasta uguale nel tempo e una che si è trasformata. Dal circolo Pd, nel cuore di piazza Fratelli Bandiera, è partita una lettera indirizzata al sindaco in cui si sottolinea quanto è stato fatto in questi anni con i finanziamenti nazionali e locali attraverso il Contratto di quartiere II, ma si segnala anche che «alcune opere stanno subendo un inspiegabile, dannosissimo ritardo», mentre servirebbero «interventi urgentissimi». Come è cambiato Shangai dall’86, anno di partenza del recupero? Cosa manca all’appello?
È la segretaria del circolo, Simonetta Pampaloni, a farci da Cicerone. Prima tappa del viaggio nel rione è la struttura del Poerio: la materna dovrebbe spostarsi nel nuovo polo scolastico di via Stenone, dove ci sono già elementari e medie, per destinare il Poerio alle associazioni. Ma perché la scuola si sposti occorre che venga realizzata la nuova area al posto della carrozzeria: il terreno è stato espropriato mesi fa, a quanto risulta non ci sono soldi per bonificare.
Pochi passi più avanti ecco la Casa del Popolo: da anni si parla di un trasferimento in via Firenze e dalla circoscrizione è appena partita un’interrogazione al Comune per chiedere a che punto è la partita. Sulle pareti del circolo sono già apparse scritte di protesta («dateci il circolino nuovo») perché la parte esterna è stata smantellata in attesa che Consabit costruisca 40 appartamenti a canone concordato. L’area è libera da settembre e ora è piena di sporcizia. «Speriamo che tutta l’operazione vada a buon fine il prima possibile – ripete Pampaloni – perché le case a canone concordato sono una iniezione di giovani coppie in un rione che sta invecchiando».
Di fronte ecco il San Giovanni: il primo blocco polare è stato ristrutturato e le vecchie case minime accorpate; il secondo, invece, è in attesa di finanziamenti. «La cancellazione dei fondi a livello nazionale – continua la segretaria – ci preoccupa, qui serviranno interventi di manutenzione».
Il vecchio blocco delle Signorine, invece, è stato demolito: il piano di recupero prevede che al suo posto vengano realizzati 60 alloggi popolari. Solo quando saranno in piedi potrà essere demolito il fatiscente blocco della Chiccaia: le famiglie, infatti, dovrebbero spostarsi sia qui sia nei 76 alloggi in fase di realizzazione in uno degli isolati di Corea bloccati in passato dai fallimenti delle ditte che si erano aggiudicate gli appalti a ribasso. Vero neo dei piani di recupero.
Nel puzzle di questi piani se salta un tassello i ritardi si accumulano. Un esempio è il trasloco delle famiglie dal blocco delle Signorine: molte sono andate alla Scopaia, ma la maggior parte ha raggiunto i 117 alloggi nuovi di via Paretti. Un numero importante, importantissimo.
Ma per chiudere il cantiere ci sono voluti dieci anni e il parcheggio sotterraneo da oltre cento posti è ancora off limits: non è agibile, si allaga di continuo, con l’ultimo acquazzone l’ascensore è andata fuori uso per una settimana. Tra Casalp e la ditta che si era aggiudicata l’appalto è in corso un contenzioso. Tra poco si chiuderà la procedura di collaudo e sarà più chiaro chi deve fare cosa. In ogni caso per mettere a posto l’area ci vorrà almeno un altro anno.
Nel frattempo in via Paretti stanno venendo su una trentina di alloggi privati e 28 a canone concordato, sempre di Consabit. «Case in cantiere – chiude Pampaloni – ce ne sono parecchie, il problema è la burocrazia». Che va come un bradipo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google