In branco e senza pietà Le prime armi sono le parole
Bulle per noia, per sentirsi branco, per regalarsi un ruolo e un potere nel gruppo. Bulle adolescenti, anche bambine, tante e sconosciute, insospettabili, magari beneducate, con famiglie...
Bulle per noia, per sentirsi branco, per regalarsi un ruolo e un potere nel gruppo. Bulle adolescenti, anche bambine, tante e sconosciute, insospettabili, magari beneducate, con famiglie inconsapevoli. Perché la violenza “vera” e lo scontro fisico, lo schiaffo o l’aggressione con lo spregio (e che aggressione, che spregio quello sfoderare le forbici per tagliare i capelli...) , la persecuzione che diventa fatto di cronaca, sono solo la punta dell’iceberg, manifestazioni estreme di un fenomeno che in genere corre indisturbato su altri canali. All’insaputa di mamma e papà e degli insegnanti. Corre prima di tutto su Facebook, arma micidiale del chiacchiericcio che si fa bolla gigante pronta ad esplodere in faccia alla “sfigata” o alla “troia” da mettere in croce. Maldicenza, calunnia, sberleffo si moltiplicano sul web ma anche sui telefonini, sulle chat e nelle “cospirazioni” dell’intervallo, fuori dai cancelli della scuola, nei luoghi di ritrovo durante quei lunghi pomeriggi vuoti in città o nelle piazzette di quartiere.
Spaesate, né donne né fanciulle, strappazzate tra tanti luoghi comuni che inchiodano le femmine a ruoli che non funzionano più, imbottite di veleni dalla tv spazzatura, le ragazze sfogano le loro frustrazioni sulle loro simili più deboli, su quelle colpevoli di essere “troppo” studiose, secchione e quindi traditrici, sulle coetanee che non nascondono il loro bisogno di integrazione, su quelle troppo belle, su quelle troppo brutte, su quelle che non ce la fanno a sopportare l’emarginazione. Nascono così i gruppi, piccoli e grandi, di giovani bulle. E il collante è proprio il comune bersaglio.
La guerra, a parte i casi eclatanti che finiscono sui giornali, si conduce quindi con i post, con le occhiate complici, con i bigliettini lanciati tra i banchi, con quegli improvvisi silenzi all’avvicinarsi della preda. Anche con piccoli furti, ll braccialetto di Tiffany sottratto durante una merenda a casa della vittima di turno, l’astuccio che si volatilizza a ricreazione, il piumino che prende il volo. E l’isolamento della preda che cresce, diventa paura, impotenza, crollo dell’autostima. Mobbing da anni verdi, e nessuno si salva perché tra le fila delle moderne bulle militano ragazzine di tutti i ceti sociali, belle e brutte, studentesse modello e ripetenti. La famiglia quasi sempre non vede, finge di non vedere o minimizza:“cose da ragazzi”e tutta quell’odiosa violenza finisce nel moderno tritacarne della superficialità da reality show.
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