Il Tirreno

Livorno

Non c’è più solo l’ipotesi di vendere Tdt

di Mauro Zucchelli
Non c’è più solo l’ipotesi di vendere Tdt

Si apre un ventaglio di chance: in ballo la cordata Neri-Lorenzini, in assemblea annunciato l’interesse di altri operatori

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LIVORNO. In 16 giorni ne è passata di acqua sotto i ponti e davanti alle banchine, e dalla precedente assemblea dei portuali si sono susseguiti i colpi di scena. L'ultimo in diretta live, nel conclave al Palazzone di via San Giovanni, dalla tribuna di sala Montecitorio per bocca di Marco Dalli che fa la relazione introduttiva a nome del consiglio d’amministrazione: oltre alla cordata dei Neri e di Lorenzini che ha messo nero nero su bianco una proposta di acquisto delle quote di Cilp e Ltm, esistono anche altri pool di imprenditori interessati. A cosa? Anch'essi a Cilp e Ltm. Restano nell'ombra sia le cifre sia le modalità come pure, soprattutto, i nomi.

LA NOVITÀ

«Hanno chiesto che i loro nomi per ora non venissero resi pubblici», è stato risposto ai lavoratori che chiedevano maggiori informazioni. «Posso solo confermare che si tratta di operatori locali ma anche non livornesi», dice una fonte interna allo stato maggiore della Compagnia («per adesso è l'annuncio di manifestazioni di intenti, ci è stato detto che nelle prossime ore saranno precisate»).

È solo un “ballon d'essai” tanto per rimescolare le carte, com'è stato detto dalle inevitabili malelingue all'uscita dall'assemblea? Un dubbio al quale, dalla sponda opposta, si ribatte: poteva essere meno irrituale da parte del pool locale una offerta d'acquisto così “pubblica” che l'abbiamo conosciuta dai giornali? Contro-controreplica: ma se fosse rimasta nel chiuso dei conciliaboli riservati, non l’avreste forse lasciata in fondo al cassetto?

SCENARIO DIVERSO

Fatto sta che all'assemblea di ieri pomeriggio lo scenario squadernato davanti agli occhi dei lavoratori è risultato piuttosto diverso da quello che due settimane prima aveva messo in lista un mandato a vendere il Palazzo di via San Giovanni, l'autoparco del Faldo o una fetta del 50% della Compagnia nel terminal contenitori in Darsena Toscana. Difficile trovare acquirenti per il primo (già ipotecato) o per il secondo (in tilt il mercato dell'auto), assai più facile farlo per la quota Tdt: è la “gallina dalle uova d'oro”, i partner genovesi hanno già messo sul tavolo tre milioni di euro per aiutare i portuali (da restituire entro fine mese) e i vertici della Compagnia anche ieri non hanno fatto mistero di ritenere questa la strada più agevole per far uscire l’ex gigante cooperativo dalle secchie dei guai finanziari.

Appena 48 ore fa c'era solo da fissare la data della firma dell'intesa con i genovesi per Tdt, adesso si apre lo spazio per una trattativa che da qui a domenica – giorno in cui è prevista una nuova assemblea dei lavoratori – esplorerà una più vasta gamma di opportunità: in campo anche la cordata Neri-Lorenzini-Neri e adesso, in extremis, i responsabili della Compagnia parlano di un terzo soggetto (e, pare di capire, addirittura un quarto).

IN POLE POSITION

In testa al ventaglio delle possibilità resta il feeling con Genova su Tdt ma al fabbisogno di 20-21 milioni necessari entro l'estate si arriva solo se finisce nel menù delle vendite anche qualcos'altro. Ed ecco che gli stessi vertici della Compagnia mandano segnali pure alla cordata livornese, peraltro senza nascondere i mugugni: ma anziché come un pacchetto unico, dividendo l'offerta in due, la Cilp da un lato e la Ltm dall'altro.

In due ore non è mancato qualche attacco al gruppo dirigente di via San Giovanni, negli interventi è rimbalzato anche un doppio stato d'animo, per certi aspetti contrastante e tuttavia diffuso fra i portuali di fronte al pool costituito dai Neri e da Lorenzini. Da un lato: la volontà di andare a esaminare davvero la proposta ritenendo più facile l'accordo “fra livornesi” (eppure non è un segreto la forte disponibilità dei genovesi). Dall'altro: il timore di fare accordi con imprenditori privati locali visti come «gli avversari di sempre che ci vogliono mangiare» (ma la storia e ilnetwork di società del gruppo dicono che i portuali gli accordi hanno saputo costruirli anche con nemici storici). Il gossip post-riunione riferisce una battuta che si dice sia saltata fuori nel dibattito: «Ok, chiediamo le garanzie alla cordata livornese: ma perché gli uni hanno bisogno del pedigree, dell'esame del sangue e del certificato di sana e robusta costituzione mentre ai genovesi non chiediamo nulla?».

Non è da trascurare il fatto che all'assemblea è intervenuto anche Alberto Bruschini, il supermanager mandato da Fidi Toscana in via San Giovanni (del quale si racconta uno scontro assai vivace con il gruppo dirigente della cooperativa, all'inizio refrattario anche solo ad andare a vedere le carte della cordata livornese).

IL SUPERMANAGER

Al netto dei ghirigori diplomatici, l’invito di Bruschini è forse traducibile così: mente fredda e niente pregiudiziali per verificare come incastrare fra loro i tasselli del puzzle. Quali? Non bisogna guardare solo ai proventi di cessioni ma anche alla costruzione di una strategia di sviluppo – dal modello di business all'identikit di nuovi equilibri di poteri interni – che va disegnata in rapporto ovviamente all'insieme del lavoro della Compagnia. Come dire: rispettoso degli interessi di tutti, e senza fagocitare nessuno, comprese le altre attività della Compagnia. A cominciare da Tdt (in società con i genovesi) che rappresenta oggi la maggior fonte di ricavi della Compagnia.

Il rebus è proprio lì: cosa vendere sì ma soprattutto cosa tenere per provare a ripartire? Alla resa dei conti, a parte le “autostrade del mare” di Ltm, il dilemma è fra Tdt (container) e Cilp (cellulosa). Tra vendere la Cilp per ripartire dalla Tdt e, viceversa, vendere la Tdt per ripartire dalla Cilp.

Non dev’essere proprio la stessa cosa. Per com’è la Tdt: anche adesso, a parità di quote, così com’era con Contship, la “governance” è a guida genovese. Per com’è la Cilp: la credono la corazzata del gruppo ma non ha più un leader dopo la morte di Italo Piccini e fra le prime cose che Bruschini ha chiesto è proprio un nuovo assetto più rigoroso nei rapporti infragruppo fra Cilp e casamadre (ma l’amministratore è ancora da nominare).

Resta ancora un ulteriore tassello da decifrare: finora il mandato a vendere riguarda tre proprietà ma non ancora Ltm e Cilp, una eventuale vendita di quote di queste due società dovrà passare da una nuova assemblea dei soci.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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