Il Tirreno

Livorno

«Senza web saremo costretti a chiudere»

di Stefano Bartoli

L’allarme di commercianti e artigiani: molte zone sono scoperte, deve intervenire al Regione

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Il rischio alla fine è ben definito: ritrovarsi non competitivi. Non essere cioè in grado di combattere ad armi pari con aziende che offrono prodotti simili o magari di qualità anche inferiore che però usufruiscono di infrastrutture di comunicazione efficienti ed al passo con i tempi. Parola di tanti imprenditori, commercianti, industriali ed artigiani, che si trovano davanti a quegli schermi di computer dove dovrebbero transitare affari planetari alla velocità della luce ed invece vedono solo immagini spezzettate o mail che entrano a passo di lumaca.

Effetti perversi del “digital divide”, della mancanza, ancora oggi, della cosiddetta banda larga in gran parte della regione, con effetti sempre più devastanti su un’economia che non può sfruttare la velocità della navigazione in rete e quindi la conseguente estensione del mercato. «Purtroppo è così - conferma Andrea Nardin, direttore toscano di Confcommercio - con gli effetti che diventano esponenzialmente più gravi a mano a mano che crescono la qualità e la specializzazione delle aziende. Chiaro, infatti, che una navigazione veloce è importante, ma non risolutiva per un bar, un pasticceria o per chi vende magari caffè. Ma diventa invece essenziale ed irrinunciabile per chi offre servizi di logistica, per una software house, per una società che lavora nel campo della grafica, oltre naturalmente alle attività che si basano sul commercio online. Tutte strutture per cui la banda larga risulta strategica, anzi assolutamente necessaria. Quindi, dove ci pensa la Telecom, le cose in qualche modo si risolvono: se l’azienda telefonica ex monopolista decide invece di non farne di nulla perché non vede un ritorno economico, deve intervenire la Regione perché, e voglio sottolineare con forza questo aspetto, è in gioco lo stesso futuro delle imprese».

Non accettano invece di parlare su questo delicatissimo argomento i dirigenti toscani di Confindustria - «magari in un secondo tempo» - anche se la rabbia sui troppi “buchi” esistenti nel nostro territorio emerge in modo evidente ed è stata anche al centro di un incontro con il presidente della Regione Enrico Rossi.

Rabbia che non nascondono invece gli artigiani, una categoria che, proprio per la capillare presenza sul territorio registra grandissimi disagi. «Da una parte si spinge verso l’uso delle reti, verso la smaterializzazione dei documenti e le pratiche online - sottolinea Marco Valtriani, direttore livornese della Cna, la Confederazione nazionale dell’artigianato - Dall’altra, non si sono fatti investimento sulle aree meno popolate, comprese quelle a ridosso delle città: penso a Calambrone, vicino a Tirrenia, ma anche a Nugola (dove comunque da qualche tempo è arrivato un servizio di Internet via radio, ndr), o peggio ancora all’isola d’Elba dove, se non sbaglio, si vive moltissimo sul turismo e quindi sulle prenotazioni che avvengono sempre più via computer. Credo che il paragone più appropriato sia quello con le vie di comunicazioni stradali: non si può pretendere di far viaggiare dei camion se non ci sono le autostrade, così come è impossibile lavorare nel mondo di oggi se non ci sono le autostrade informatiche. Insomma, il vero pericolo è che le nostre aziende diventino veramente meno competitive»

«Tutto questo comunque - aggiunge infine Nardin - non ci deve far dimenticare anche altri fattori che incidono sul mercato: la banda larga è importante, ma non basta se non c’è anche la qualità alla base dei prodotti. Vorrei concludere dicendo che è senz’altro necessaria, ma non sufficiente».

(2-continua)

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