Il Tirreno

Livorno

«Il divario digitale è nelle nostre teste»

di Danilo Fastelli
«Il divario digitale è nelle nostre teste»

Domenico Laforenza: una volta risolto il problema delle infrastrutture dovremo risolvere l’aspetto culturale per permettere a tutti di utilizzare la rete

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Una volta fatte le autostrade telematiche, dovremo fare gli automobilisti digitali. Ha il sapore patriottico delle parole del D’Azeglio sull’Italia e gli italiani la preoccupazione espressa da Domenico Laforenza, capo dell’Istituto di informatica e telematica del Cnr di Pisa e direttore del Registro.it, l’anagrafe dei domini online che terminano per “.it”. Perché la sfida della Toscana e del Paese passa anche da uno slancio culturale, un “Risorgimento digitale” per non guardare dalla panchina la partita dello sviluppo. «Il nodo del digital divide non è solo infrastrutturale, ma anche culturale», spiega Laforenza citando i dati sull’Italia coperta da banda larga al 52%, mentre l’Europa fissa l’obiettivo della copertura totale entro il 2013. Va meglio in Toscana, ma proprio per questo da noi è più visibile l’ostacolo culturale: ancora troppi cittadini non sanno come prendere l’autostrada del web, dove conduca e quali siano i suoi vantaggi.

Direttore, alla Versiliana lei ha parlato di “Internet del futuro” concentrandosi sull’aspetto culturale anziché infrastrutturale. Che sfida è questa?
«Il problema di fondo è lo stesso: il superamento del digital divide (il divario tra chi ha accesso alle tecnologie dell’informazione e chi ne è escluso, ndr). Una volta che sarà stato superato il nodo delle infrastrutture, dovremo risolvere l’aspetto culturale, non meno importante per garantire a tutti i cittadini l’accesso alla rete».

Andiamo dunque per ordine, cominciando dall’infrastruttura.
«L’Italia è in forte ritardo sulla banda larga. È come se l’autostrada non ci fosse o fosse troppo stretta. Servono investimenti e un’intensa sinergia pubblico-privata per centrare gli obiettivi dell’Unione europea. Il 2013 è dietro l’angolo e il nostro ritardo rende ancora più ambizioso l’altro obiettivo da raggiungere entro il 2020: la banda ultralarga, 30 megabyte al secondo per tutti e il 50% delle famiglie che viaggiano a 100 megabyte».

Secondo i dati della Regione, la Toscana è coperta da banda larga al 98 per cento. Eppure, secondo gli stessi dati, solo il 55% della popolazione la usa.
Dal punto di vista della copertura la Toscana è a buon punto ma proprio perciò è più facile osservare l’esigenza di uno “step” ulteriore: è necessario infatti aumentare la consapevolezza delle opportunità della rete nella popolazione.

Come si misura questa (mancata) consapevolezza?
Le faccio un esempio, ancora una volta richiamando gli obiettivi europei. Ci si pone il traguardo del 2015 per convincere almeno il 50 per cento della popolazione a usare internet per i loro acquisti. Al momento solo il 27% degli italiani fa shopping online contro l’82% della Gran Bretagna o il 77% della Germania. Ma c’è un altro esempio che riguarda direttamente la Toscana.

Quale?
Guardando alla copertura delle province toscane si scopre che Prato è la città più avanzata, con una percentuale del 99,99%. Confrontiamo questo dato con un altro: al Registro.it risultano solo 9.540 nomi a dominio attivati nella città del tessile. Pisa, invece, nonostante una copertura inferiore ha 66.625 nomi a dominio attivati. Quello di Pisa è un primato, seguono Firenze con 48.965 e Lucca con 15.837. Il numero dei domini registrati può essere considerato un indicatore della vitalità della rete. E il caso di Prato indica che la copertura è un conto, l’uso che se ne fa un altro.

A questo proposito il presidente della Regione, Enrico Rossi, recentemente si è lamentato che nonostante siano stati investiti milioni per la banda ultralarga negli ospedali e la tessera sanitaria elettronica, l’uso che si fa di queste tecnologie è rimasto al palo.
Rossi ha perfettamente ragione nel citare il caso degli ospedali. Anche al Cnr troppo spesso riceviamo documenti e contratti in forma cartacea, quando vorremmo fare un uso praticamente esclusivo di posta certificata e firma digitale. Ma perché ciò avvenga bisogna che il contesto in cui operiamo faccia un salto di qualità. E infatti il governatore ha richiamato le parole “volontà” e “consapevolezza” nel delineare questo scarto culturale.

Con quali strumenti superarlo?
Ho letto di una bella iniziativa di Telecom, “Navigare insieme”, un progetto itinerante che coinvolge gli studenti delle scuole e li impegna a insegnare ai loro nonni l’uso di internet (il progetto toccherà anche tre scuole pisane tra marzo e aprile, ndr). Questo è un modo. In questa direzione va anche l’Internet festival che sarà organizzato a ottobre a Pisa. Anche il Cnr è coinvolto assieme alla Regione, alla Fondazione sistema Toscana e al sistema universitario e istituzionale pisano.

In cosa consisterà questo festival del web?
Saranno quattro giorni di iniziative per parlare delle opportunità non solo economiche e dei rischi legati a internet. Di social network, privacy, diritto d’autore e neutralità della rete. Si parlerà di smartphone e di come la loro diffusione stia accelerando tutti i processi. Si parlerà dunque anche di città digitali e di internet come diritto di tutti. Sarà un luogo aperto, in cui i centri scientifici, le istituzioni, le associazioni, tutti i soggetti pubblici e privati insieme ai cittadini si incontreranno per discutere delle soluzioni.

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