Non sopporterò più questa conflittualità
Domani in consiglio l’Idv deve chiarire il suo ruolo in maggioranza. Il sindaco a ruota libera su Imu, Irpef, porto e servizi ai cittadini
di Alessandro Guarducci
LIVORNO. Sindaco, le recenti tensioni tra alcuni esponenti della giunta e il capogruppo dell’Idv, Andrea Romano, stanno mettendo a dura prova la tenuta della maggioranza. A che punto siamo? «Credo di essere stato molto chiaro con il vicesindaco Luca Bogi, che mi è stato indicato dal segretario regionale Fabio Evangelisti come capo delegazione dell'Idv in Comune. Bogi mi ha ribadito la volontà di continuare a stare insieme ma io gli ho spiegato che da parte del gruppo consiliare continuano ad esserci comportamenti inaccettabili per la tenuta della maggioranza e per quella della città»
È un Alessandro Cosimi che gioca a tutto campo quello che risponde alle domande del Tirreno: critica il governo Monti per i tagli alle finanze, esprime la sua disperazione per un bilancio che aumenterà la pressione tributaria sui cittadini per salvaguardare i servizi. E fa il punto sulla crisi politica che domani in municipio avrà uno sviluppo forse decisivo.
Allora sindaco, come pensa di risolvere questa situazione?
«Molto semplicemente. Di fronte a noi abbiamo due anni di lavoro: o c'è la possibilità di tirare su le reti e vedere cosa siamo riusciti a pescare o se manca questa volontà bisogna interrompere con due anni di anticipo l’ esperienza di coalizione».
Secondo lei, l’Idv non ha questa
volontà?
«Il mio è un discorso in generale. Su scelte importanti per la città, vedo con dispiacere che si continuano a giocare partite intorno alla maggioranza. Ci possono essere dei punti di vista differenti, ci mancherebbe altro, ma non possiamo permetterci di essere condizionati da continue fibrillazioni sulla coalizione e sulle condizioni personali in vista del 2014. Non sono più in grado di sopportare questa conflittualità che rende invivibile il consiglio comunale e paralizza l'attività dell'amministrazione comunale».
Si riferisce, per esempio, all’astensione di Idv sull’immediata esecuzione della variante urbanistica ex Gran Guardia?
«È stata una cosa gravissima. Se volevano bloccare un provvedimento della giunta, avevano una sola cosa da fare: andare all’opposizione. Inoltre il capogruppo ha espresso giudizi incredibili sulla giunta di cui Bogi fa parte . Così non si può andare avanti».
D’accordo, ma non può nemmeno continuare con gli ultimatum...
«Io non urlo, non strepito e non do ultimatum. Dico solo che da Bogi mi aspetto una risposta prima del consiglio comunale di lunedì (domani, ndr), altrimenti ne trarrò le inevitabili conseguenze».
Quindi si aspetta che l’Idv tolga l’incarico di capogruppo a Romano.
«Non voglio fare personalismi:Romano è un problema dell’Idv»
Ma quando c’è un contrasto con alcuni assessori, il problema diventa anche suo.
«Il mio problema è che la linea dell'Idv in Comune è diversa da quella che era stata espressa quando abbiamo stretto il patto elettorale. Per dare un segnale forte di appartenza a questa coalizione, sanno cosa fare».
Al di là delle tensioni in maggioranza, c’è la percezione diffusa che in questi anni di mandato abbia ottenuto pochi risultati. E c’è la sensazione che nella rete che tirerà su ci saranno pochi pesci...
«È un giudizio ingeneroso. Non è così, non è vero».
Allora dica che cosa è stato fatto dalla sua amministrazione.
«Per prima cosa, abbiamo dato soluzione a tanti problemi del passato. Non è una cosa banale, anche perchè certe situazione erano drammatiche. Il contenzioso Fremura è forse il caso più evidente ma non certo l’unico. Inoltre abbiamo cercato di imprimere un cambiamento per predisporre le condizioni necessarie all’ingresso di nuovi soggetti economici in città. Capisco che questo possa aver messo un po’ in crisi i partiti. In più, ci siamo proiettati come punto di tenuta della città, dando risposte importanti sui servizi come la scuola, il sociale, la cultura. Poi c’è il progetto del nuovo ospedale. Ed era dal 1953 che nessuno aveva pensato concretamente a dare un piano regolatore al porto».
A proposito di porto: lei è stato il principale sostenitore della scelta di Gallanti. Oggi che tutti, o quasi, lo elogiano, rivendica il ruolo che ha avuto nella sua nomina?
«Certo che lo rivendico. Ma non è solo questo. Oggi il presidente dell’Autorità portuale sta portando avanti un lavoro difficile coerente con i nostri indirizzi, che avevamo già assunti all’epoca di Piccini».
C’è però il problema, grave, della Compagnia portuali.
«Da tempo spingiamo l’imprenditoria livornese verso una politica dell’alleanza per affrontare le sfide della competitività. Questo non significa guardare indietro, anzi. Vuol dire avere un’identità più forte come operatori portuali e sfruttare l’occasione del nuovo Prg. Purtroppo, non ci siamo ancora riusciti. E continua ad emergere un clima di conflittualità che non aiuta le soluzioni di crisi».
Dal porto alla città: dopo Aamps, anche le altre aziende partecipate avrann o bisogno di un manager?
«Questa è un’altra voce messa in giro dalla battaglia politica. Nella tradizione di questa città, Aamps ha sempre rappresentato un punto di qualità, dove si sono cimentati fior di amministratori. Il fatto è che sono cambiate le regole e che dobbiamo comportarci di conseguenza. Le partecipate ora stanno dentro il bilancio consolidato del Comune, per cui l’Aamps deve imparare a cominciare a camminare con le proprie gambe. Non può più contare sull’amministrazione che ripiana i problemi. Per questo motivo abbiamo ritenuto necessario affidarla a un manager delle qualità di Angelo Rosi».
Ma se non sono previsti interventi sull’organico e sulla Tia, come farà a risanare i conti?
«Riorganizzando l’azienda. Che significa comprimere i costi e puntare sull’industrializzazione. Per questo abbiamo deciso di finanziare l’investimento della ricicleria e del bioessiccatore. Inoltre, entro un mese dovremo decidere con la Regione se mettere a disposizone della nuova società per l’Ato Costa il progetto della terza linea dell’inceneritore o il termovalorizzatore unico. La terza linea è nel programma elettorale del sindaco».
Lei con il termovalorizzatore va oltre il programma.
«Eh no, non ci casco. Non voglio prendere schiaffi per un impianto che magari non faremo mai, visto che si parla di nuove discariche . Dico solo che se mi sarà chiesta la disponibilità per il progetto, la darò. Ma prima di questa eventualità non aprirò conflitti con nessuno. Per il momento, vado avanti con la terza linea».
Oltre ad Aamps, ci sono però altre aziende partecipate che hanno problemi di liquidità. Per esempio Asa.
« È vero, ma sono aziende sane. Che però devono puntare su una maggiore industrializzazione. Se il mondo del credito dà loro affidamenti, è la conferma di ciò che dico. E questi affidamenti vengono concessi per fare investimenti non per affrontare le spese correnti».
In qualche caso, però, ci sono stati investimenti sbagliati:per esempio la Spil con il parcheggio Odeon.
«Non è stato un investimento sbagliato. E poi solo il pubblico, oggi, può realizzare una struttura del genere».
Ma i costi della costruzione, hanno messo il parcheggio fuori mercato.
«Non è così. Spil ha investito 17,6 milioni per fare un’opera di grande rilevanza per la città e avrà una sua remunerazione. Intanto c’è un gestore che pagherà un canone congruo».
Sarà. A noi risulta che Spil stia ancora trattando.
«Presto l’operazione sarà chiusa».
E l’ippodromo Caprilli avrà un futuro?
«L’ippica è in crisi in tutta Italia, lo sappiamo tutti, servi quindi una diversificazione :così come sono stati pensati fino ad oggi, gli ippodromi non possono continuare a vivere. È quello che puntiamo a fare con il bando di gara».
E la Ceschina? Ha perso un assessore su questa partita.
«Claudio Ritorni fece un’ipotesi corretta che però squarciò la maggiuoranza. Io sono convinto che un investimento nella zona si possa fare, anche se non su quattro ettari come era stato previsto ».
La sfida più grande del suo mandato si gioca comunque sulla revisione del piano strutturale: sembrate un po’ in ritardo.
«Non è vero. Il bando di gara per l’affidamento è già in corso e i tempi tecnici , per ora, sono rispettati ».
Però è anche vero che ci avete messo sette mesi dall’adozione per riuscire ad approvare una variante urbanistica come quella della Gran Guardia... Per far approvare il nuovo strumento urbanistico della città di tempo non ne è rimasto molto.
«Ripeto, i tempi tecnici ci sono. Poi dipende dalla politica: se c’è qualcuno che è contrario...»
Ma come, dopo averne parlato per anni, non c’è ancora un accordo politico su questa operazione?
«Io penso che dobbiamo farcela, qualcuno però può pensarla diversamente . Magari può pensare che debba farlo qualcun’altro, dopo di me. È già accaduto a Firenze, dove Domenici riuscì solo a far adottare il nuovo prg...»
Prendiamo atto dei suoi dubbi.
«Io lavoro per chiudere questa partita. Ma anche il Pd se lo è posto come obiettivo».
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