L’otto marzo impegnato della donna colta
Quest'anno ho passato veramente un bell'otto marzo, lontano da triviali e volgari festeggiamenti. Se si esclude una piccola delusione perché la mattina al lavoro hanno regalato la mimosa a tutte...
Quest'anno ho passato veramente un bell'otto marzo, lontano da triviali e volgari festeggiamenti. Se si esclude una piccola delusione perché la mattina al lavoro hanno regalato la mimosa a tutte forché a me, per via che a me mi diano tutti i colleghi maschi che mi vedano come una di loro, come un omo, e io lo piglio come un attestato di stima, anche se un po' mi dispiace quando mi diano di fa le gare a chi fa la pipì più lontano (fra l'altro vinco quasi sempre io), poi son stata proprio bene.
Sono andata a una bella iniziativa di donne con dei canti popolari delle mondine per ricordare il sacrificio delle donne nelle risaie, poi una conferenza interessantissima su Ipazia, martire della scienza e della libertà di pensiero, smembrata dai fanatici, poi un bel convegno su Christa Wolf, in tedesco perché sennò nella traduzione si perde, e a un reading di poesie dedicate alla morte sul lavoro delle donne sfruttate ancor oggi nelle miniere andine, che a parte che eran belle le poesie ma anche e soprattutto la nenia di sottofondo col flauto dei peruviani.
Fantastico poi lo spettacolo di mimo e clownerie che aveva come tema il suicidio della Woolf, della Plath e della Sexton, scenografia eccezionale con i mimi e i clown tutti vestiti di nero su sfondo marrone scuro a significare l'incombenza della morte ciò pianto un monte ciò sempre i brividi.
Un'artr'anno però guasi guasi vo a vede' lo spogliarello maschile anch’io. Dè, no!
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