No-Tav, la protesta sui binari
In 60 rallentano un treno, poi manifestano sotto Il Tirreno: «Violentati anche i nostri territori»
LIVORNO
Si erano dati appuntamento sul viale Carducci, davanti al Gymnasium, alle 16. Da lì, sventolando bandiere di Sinistra Critica e del Fai e al grido di “giù le mani dalla Valsusa”, si sono diretti alla stazione. Tutti sul marciapiede del binario 4. Obiettivo il treno Frecciabianca delle 17.14 Milano-Roma. Una sessantina di manifestanti si sono fermati lungo i binari, osservati dal marciapiede opposto da un gruppo di una ventina di poliziotti e carabinieri sopraggiunti poco dopo. La protesta simbolica è durata una mezzoretta: il tempo di costringere al ritardo uno dei pochi treni veloci che passano dalla nostra stazione. Quando attorno alle 17.25 l’altoparlante ha annunciato 20 minuti di ritardo per la Freccia, i sessanta manifestanti hanno abbandonato il binario, sono rientrati pacifici nel sottopassaggio, e hanno lasciato la stazione. Ma la loro azione è proseguita col radar puntato verso la sede del nostro giornale. Dopo aver percorso il viale Carducci, dove il traffico ha subito rallentamenti, si sono fermati in viale Alfieri, sotto la redazione del Tirreno. Qui i manifestanti hanno esposto lo striscione che apriva il corteo: “Dalla valle alla città ora e sempre No Tav”. E ai giornalisti della croanca hanno spiegato i motivi della loro protesta. Sottolineando le «similitudini tra le politiche attuate in Val di Susa e quelle dei nostri territori».
«Siamo qui come altri manifestanti stamani a Roma sono stati a Repubblica. La battaglia No Tav non è semplicemente una questione periferica e territoriale», hanno spiegato gli attivisti. «Tutto ciò che interessa e violenta i nostri territori provenie da decisioni e scelte di cartelli economici e politici che vengono calate dall’alto e contro i benefici e gli interessi della popolazione locale. A Livorno non sono mancati episodi analoghi: si pensi alla questione dei bidoni tossici o alla discarica del Limoncino, si pensi al rigassificatore off shore. Tutti episodi che la popolazione, almeno quella più attenta al destino sia ecologico che economico della propria terra, ha bocciato».
Ecco dunque che nel giorno in cui a Roma un corteo No Tav ha bloccato l’ingresso dell’autostrada per L’Aquila e a Torino i manifestanti hanno invaso la A32 Torino-Bardonecchia, anche una sessantina di livornesi hanno voluto urlare la propria solidarietà ai popoli della Valsusa.
«La battaglia No Tav ha assunto una alto valore simbolico per i movimenti di tutta Italia - spiegano i manifestanti -. Quanto la Tav sia inutile è stato sbandierato da nmerosi esponenti della vita culturale italiana. Essa è un progetto che non garantisce nessun passo in avanti dal punto di vista economico. Si tratta di un progetto che costerebbe un’enormità solo in termini di salute per la popolazione residente e di soldi pubblici. La spesa prevista per questa opera è di decine di milioni di euro, soldi che potrebbero essere usati in progetti utili come un nuovo piano di trasporti locali o nuovi treni per i servizi pendolari. E proprio dai pendolari abbiamo ricevuto la solidarietà per la nostra protesta, loro che quotidianamente vivono le sofferenze del trasporto pubblico e che dall’alta velocità non saranno certo avvantaggiati».
Giulio Corsi
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