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«Ora diteci se per noi c’è ancora un futuro»

De Tomaso, i lavoratori disperati fermano il sindaco sotto al Comune: senza stipendio da due mesi

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«Così non possiamo andare avanti, sono sei anni che aspettiamo, diteci qual è la verità: resteremo di nuovo senza niente in mano?». Queste domande i lavoratori della De Tomaso le hanno ripetute ieri mattina al sindaco Cosimi. Un faccia a faccia a sorpresa, sotto al Comune. Gli operai - in cassa integrazione da quando ha chiuso la Delphy, nel 2006 - lo hanno aspettato sul marciapiede dopo che il governo ha lanciato l’ultimatum alla società guidata ancora dalla famiglia Rossignolo: il socio cinese che deve rilevare l’80 per cento del marchio automobilistico metta i soldi nell’impresa prima del 15 marzo, quando è previsto un nuovo tavolo a Roma, o andrà tutto in fumo.

I lavoratori non sanno più a che santo votarsi. «Non vedono un euro da due mesi – ripete il segretario della Fiom, Enrico Pedini – i problemi lievitano, è chiaro che poi reagiscono così, spontaneamente. All’ultima assemblea abbiamo deciso di chiedere un incontro alle istituzioni (dall’assessore regionale in giù) per capire quali percorsi intendono prendere, in un senso o nell’altro, rispetto agli impegni assunti con gli operai». In tutto circa 140: la prima metà ha iniziato i corsi di formazione qualche mese fa, poi tutto si è interrotto. In attesa di garanzie sul progetto, il governo ha messo in stand by la cassa: da due mesi non arriva né quella né l’extra calcolato per coprire la formazione (media totale di circa 1200 euro).

Ieri mattina, tra i lavoratori che hanno aspettato il sindaco sotto al suo ufficio, c’era anche Alessio Carlucci. «Ci sono famiglie sul lastrico – ripete – c’è chi rischia di perdere la casa e tutto ciò per cui ha lavorato una vita. È una brutta situazione che può trasformarsi in un maremoto sociale». «Siamo sempre stati pazienti – continua – ma anche la pazienza ha un limite. Qualche lavoratore ce la fa più: sono due mesi che non vediamo un euro e ci sono le bollette da pagare, le rate del mutuo». Ma quello che spaventa di più è l’esito dell’incontro programmato per il 15: «Se davvero l’azienda dovesse chiudere perderemmo tutto ciò per cui abbiamo lavorato, la speranza. Ci resterebbe un anno di cassa verso la chiusura e poi di nuovo niente». Cosimi ha fatto salire gli operai nel suo ufficio prima di raggiungere Firenze. Si ritroveranno dopo il consiglio di amministrazione della De Tomaso fissato per il 9 e, soprattutto, dopo il tavolo al ministero. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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