Il presidio
«Ha nascosto la squalifica» Mannucci fuori per 2 anni
Dura decisione del giudice unico del remo dopo la scoperta del fermo per doping Per il campione niente Palio: è pronto a fare ricorso. Illesa la cantina del Venezia
LIVORNO
Il giudice unico per le attività remiere, Luciano Chirici, ha deciso: Filippo Mannucci - quattro titoli mondiali di canottaggio, atleta dell’anno nel 2005, capovoga dell’armo vincente del Venezia – non potrà partecipare al Palio Marinaro. Dovrà restare fuori dalle competizioni per due anni, reo - secondo il giudice - di avere nascosto sia alla Uisp che alla cantina la squalifica per doping che gli era stata rifilata dalla Federazione internazionale.
La squalifica risale al 2009, ma nel mondo del Palio la notizia si è sparsa solo pochi mesi fa, quando il nome di Mannucci è finito nell’elenco rosso della Fisa. Un maremoto sia per il vogatore che per i rossobianchi: perché se è vero che il campione non ha più partecipato a gare federali, è vero anche che ha corso e vinto con l’armo veneziano (dove gli atleti sono tesserati Uisp).
Subito è scattata l’analisi del regolamento: Mannucci poteva o no partecipare al Palio? L’assessore allo sport, Luca Bogi, ha attivato gli organismi di vigilanza interna: le indagini sono state affidate al procuratore generale, Antonio Bertelli, che a fine febbraio ha consegnato le carte a Chirici. La sentenza pronunciata davanti al Car (Comitato per le attività remiere) non lascia spazio all’interpretazione: «Il 12 agosto 2009 l'atleta ha avuto una sospensione da tutte le attività agonistiche internazionali e nazionali dalla Fisa Doping Hearing Pamel a causa della presenza di testosterone nelle urine, provvedimento non impugnato in sede di ricorso. Non avrebbe potuto tesserarsi né alla Uisp, che applica quanto al doping integralmente le norme nazionali e internazionali degli sport olimpici, né al Venezia, che adotta gli stessi principi».
Chirici affonda il colpo: «Mannucci ha provveduto all'iscrizione tenendo nascosto il procedimento sanzionatorio, in quanto ricoprendo la carica di delegato della Fic (Federazione italiana canottaggio) era riuscito ad evitare la divulgazione della sua sospensione, sia in sede di Coni provinciale, che di Uisp».
Il giudice ha quindi ritenuto il comportamento di Mannucci «gravemente lesivo» di quella parte del regolamento che parla di «condotta conforme ai principi sportivi della lealtà» e ha deciso per la squalifica di due anni: 2012 e 2013.
Nessuna sanzione, invece, per la cantina del Venezia: dall’indagine fatta dal procuratore generale «è risultato che non era a conoscenza del provvedimento sospensivo». Il presidente, Gigi Suardi, non avrebbe responsabilità dirette perché le norme prevedono che vigili «affinchè gli atleti iscritti non facciano uso di sostanze dopanti»: ignorava, secondo il giudice, «quanto accaduto quando Mannucci non era suo tesserato».
Ieri il vogatore ha tenuto il cellulare spento, ma a quanto risulta si è già rivolto a un legale per fare ricorso alla commissione d’appello. Amareggiato Suardi: «L’unico errore di Filippo è stato il silenzio, dovuto all’arrabbiatura per quella che secondo lui è stata una squalifica ingiusta. Ha sempre ripetuto di non avere fatto uso di sostanze dopanti». «La sentenza – chiude – è pesante, lo hanno fatto passare come un occultatore. Già da gennaio si era autosopeso dal Venezia per non mettere in difficoltà la cantina: il giudice avrebbe potuto dare la squalifica solo nel 2012, anno di transizione».
«Gli organismi preposti – gli fa eco l’assessore allo sport Luca Bogi – si sono mossi nell’ambito del regolamento che tutte le cantine e tutti gli atleti hanno. Vorrei sottolineare che l’episodio contestato è avvenuto fuori dal Palio ed è proprio per dimostrare che il nostro mondo è pulito che insieme al Car ci stiamo muovendo per fare controlli anti-doping».
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