Il Tirreno

Livorno

Mamma e avvocato: «In tribunale porto bimba e passeggino»

di Federico Lazzotti
Mamma e avvocato: «In tribunale porto bimba e passeggino»

Claudia Piva in udienza con la figlia di appena un anno: «Niente asilo per ora, giudici e colleghi mi aiutano»

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LIVORNO. Una carrozzina blu è appoggiata fuori dall’aula dove si svolgono le udienze preliminari, una bambina con gli occhi grandi ci sta seduta dentro, indossa una felpa rossa e non si stacca dal ciuccio che tiene in bocca. Quando la porta si apre un avvocato con il tailleur nero, gli occhiali bianchi e un fascicolo sotto braccio le si inginocchia vicino. «È stato bravo il mio amore – domanda sorridendo – ora andiamo via», dice mettendo il cappotto in tinta con quello della figlia.

Claudia Piva, 36 anni, è diventata mamma di Gianna Laura lo scorso 23 di aprile. Di mestiere fa l’avvocato e l’insegnante «con una cattedra all’Elba», sospira lasciando trapelare il sacrificio di una settima da pendolare. E per stare con sua figlia più tempo possibile ha deciso di portarla (quasi sempre) con sé: in tribunale o nello studio legale dove lavora, in piazza Attias.

«La mia è una scelta ragionata – dice – mia figlia voglio godermela, ma non volevo e non potevo nemmeno rinunciare al lavoro. Così ho deciso di portarla con me anche quando vengo in Tribunale. Non accade tutti i giorni, sia chiaro, perché spesso mi aiuta mia madre, ma da quando è nata, questa sarà la quarta volta».

La presenza di un passeggino con dentro un frugoletto che ti guarda e ride non è certo quello che ti aspetti di trovare fuori da un’aula di tribunale. E così appena giudici e colleghi della mamma avvocato si trovano di fronte alla piccola fanno di tutto per agevolarle la vita.

«Se riesco a far coincidere impegni professionali e familiari lo devo soprattutto a colleghi e magistrati che in tribunale hanno sempre un occhio di riguardo nei miei confronti».

Basta raccontare quello che è avvenuto ieri mattina per fare un esempio. L’avvocato Claudia Piva aveva udienza di patteggiamento davanti al giudice Giovanni Zucconi per un episodio di spaccio di droga alle 9,30. «Non ero la prima in lista – ammette il legale – ma quando i colleghi e il magistrato hanno visto che avevo con me la bambina mi hanno fatto passare per trattare la mia causa».

Passare dallo studio al tribunale sembra che abbia fatto bene anche alla piccola e soprattutto alla sua capacità di socializzare. «Ormai è abituata a stare in mezzo alla gente – conferma la mamma – così anche quando non ci sono perché devo discutere una causa e resta sola per qualche minuto, non si mette a fare le bizze, ma se ne sta tranquilla dentro al passeggino ad aspettarmi. Certo – ammette – essere donna, avvocato e mamma non è facile ma se attorno a te ci sono persone tollerati che ti aiutano tutto diventa più semplice». Anche portare figlia e passeggino in tribunale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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