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De Tomaso, l’ultimatum del ministero
O il 15 il nuovo socio presenta davvero il piano (e i soldi) o la cassa integrazione diventa per chiusura e salta tutto il progetto
LIVORNO
Ne hanno viste talmente di cotte e di crude gli operai ex Delphi che nessuno si era fatto tante illusioni sull'esito del conclave di ieri a Roma: una tribù di amministratori locali, assessori regionali e dirigenti sindacali provenienti dalla Toscana come dal Piemonte ha salito le scale del quartier generale del ministero dello sviluppo economico. Inutilmente: era sì presente la famiglia Rossignolo così come l'avvocato Simone Brambilla per conto della nuova proprietà del gruppo cinese Hotyork Investment guidato da Qui Kunjian, eppure nessuno è stato in grado di prendere impegni e assumere iniziative.
In extremis. «Eppure dice Enrico Pedini, dirigente sindacale della Fiom Cgil – rischiava di finire perfino peggio: si era a un passo dal veder saltare il banco perché il ministero non trovava nelle documentazioni fornite dalla proprietà un grado di impegno tale da consentirgli di dare l’ok alla cassa integrazione per ristrutturazione». Invece in extremis è stato accettato di tornare a vedersi il 15 marzo per dar modo alla società De Tomaso di perfezionare l’ingresso del nuovo socio di maggioranza o quantomeno di presentare la documentazione che attesti i passaggi della complessa procedura di trasferimento dei finanziamenti dalla banca cinese a quella italiana: complessità alla quale i Rossignolo e il rappresentante del partner cinese attribuiscono la colpa dell’impasse attuale.
«E' un affare che loro stessi quantificano in 500 milioni di euro ma – sbotta Federico Mambrini, responsabile dei metalmeccanici Uil – hanno risposto che i 200mila euro della cassa integrazione non potevano anticiparli. Con i lavoratori che hanno ancora da riscuotere l'indennità di gennaio».
Inchiodati dal ministero. Non è solo il sindacato a masticare amaro e, se possibile, ancor più amaro dopo l'incontro-monstre di ieri al tavolo del dirigente ministeriale Giampietro Castano, capo della task force per le crisi aziendali. La nuova data indicata dal ministero suona come un ultimatum ai vertici (nuovi e meno nuovi) della De Tomaso: o per il 15 marzo ci sono soldi, formalizzazione del passaggio di proprietà, piano industriale o statevene tutti a casa.
«Piuttosto deluso». Anche Sergio Fondi, numero uno dei metalmeccanici in casa Cisl, si dice «piuttosto deluso dall'esito dell'incontro a Roma: abbiamo ascoltato discorsi mentre volevamo ascoltare soluzioni reali». E aggiunge con amarezza: «Le aspettiamo ancora».
Giorgio Kutufà, presidente della Provincia, prova a evitare di farsi prendere dal pessimismo. Ce la mette proprio tutta: «Mi auguro che all'incontro del 15 marzo gli impegni indicati dall'avvocato del socio subentrante siano rispettati nei tempi e nei modi annunciati».
«Stavolta – aggiunge l'assessore Bruno Picchi, anche lui al tavolo romano – la nuova data non l'ha determinata un rinvio dei passaggi, è stato il ministero a fissarla in modo perentorio. Si avverte l'intenzione di farsi carico davvero di questa questione così come c'è un ruolo forte delle Regioni sia Toscana che Piemonte. Ora deve arrivare questa benedetta concretizzazione».
Un minuto per firmare. Il dicastero del Lavoro l'ha detto chiaramente: il decreto è pronto – è questa la sostanza di quanto sottolinea lo staff del ministro Fornero – e a firmarlo ci vuole un minuto. La proprietà metta nero su bianco il piano industriale e noi firmiamo il decreto per ristrutturazione.
In gioco non c'è la cassa integrazione ma il capitolo in cui essa è "catalogata". É tutt'altro un cavillo burocratico: sarà confermata. Ma un conto è se viene rubricata alla voce ristrutturazioni aziendali, invece ben altra cosa è se riguarda le chiusure di attività industriali. In questo secondo caso – avvertono i sindacalisti – saltano i soldi in arrivo dall'Europa e dalla Regione per la formazione professionale, saltano i fondi che Firenze ha dato per l'innovazione. In una parola: salta il progetto, almeno così come l'abbiamo conosciuto finora.
Cosimi: servono atti. «A Rossignolo – dice il sindaco Cosimi – ho ripetuto per l'ennesima volta quel che penso: lui dice che è solo un problema tecnico, un intoppo risolvibile senza troppi problemi. Esigo che la proprietà esca da tutti questi rimpalli e faccia chiarezza, dica una parola chiara e definitiva. L'avevo chiesto a Natale, lo ripeto adesso: anzi, ora più che affidarsi alle parole facciano parlare gli atti. Entro il 15».
Nel frattempo i lavoratori ex Delphi torneranno oggi a vedersi in assemblea: appuntamento alle 15 al salone al primo piano della sede Cgil. Con tutta l’amarezza di non veder mai avvicinarsi davvero il sogno di riavere il loro posto di lavoro. Anzi, senza riscuotere neanche uno spicciolo già da più di un mese e mezzo.
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