Il Tirreno

Livorno

Novaol, ora si muove la Regione

di Mauro Zucchelli

Rischia di chiudere la fabbrica-pilota del biodiesel, nonostante gli investimenti e gli impianti moderni

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO

Per capire il destino della Novaol niente parla più chiaro delle cifre squadernate dal dossier aziendale riservato finito sulle scrivanie ai massimi livelli della Regione: ad esempio, la produzione di olio neutro, che lo scorso anno era già il 21% in meno rispetto al 2009, è precipitata da uno standard mensile di 9.084 tonnellate alle 690 di gennaio. Cioè neanche l’8% rispetto a pochi mesi fa.

Ma il resto non va molto meglio. Già nel 2011 dagli impianti di via Leonardo Da Vinci era uscito il 30% in meno di tonnellate di glicerina grezza e di biodiesel in raffronto a due anni prima: poco, se lo paragoniamo alla battuta d’arresto pressoché totale che nel gennaio scorso dà una sforbiciata drastica alla produzione tanto di glicerina (meno 83,6%) che di biodiesel (meno 87,6%).

Tutto azzerato, visto che già l’anno scorso i volumi prodotti arrivavano a malapena alla metà della capacità produttiva che gli impianti avrebbero. E adesso i 35 dipendenti sono in cassa integrazione dal 6 febbraio: con la prospettiva di restarci per 13 settimane e soprattutto l’incubo di veder chiudere la loro fabbrica.

È stato questo il “menù”dell’incontro che i rappresentanti delle organizzazioni sindacali, sia aziendali che di categoria, hanno avuto – insieme agli assessori Daria Majidi (Comune) e Ringo Anselmi (Provincia) – hanno avuto in Regione con l'assessore Gianfranco Simoncini. L’altro ieri avevano avuto un faccia a faccia a Palazzo civico con il sindaco Alessandro Cosimi e con l’assessore Majidi.

Colpa del fatto – hanno ripetuto i sindacalisti anche al tavolo regionale – che l’Italia, al pari della Spagna, è l’unico Paese dell’Unione europea a non aver recepito l’euro-direttiva “Red” e questo, in pratica, rende anti-economico produrre biodiesel da olio di soia o olio di palma anziché importarlo.

Una tonnellata di biodiesel proveniente dal Sud America costa in genere solo 30 euro in più di quanto le compagnie europee pagano per acquistare l’olio grezzo: dipende dagli incentivi statali che consentono di tener molto bassi i costi (e forse anche da una differenza di qualità). E, siccome qui da noi lo standard di costo medio di produzione del biodiesel partendo da oli grezzi viaggia attorno agli 85 euro per tonnellata, – è stato detto dai sindacati – significa che produrre qui ha uno svantaggio di 55 euro per tonnellata in più rispetto al prodotto fatto arrivare da Oltre Oceano.

Eppure la Novaol negli ultimi due anni ha fatto 5,4 milioni di euro di investimenti, gran parte dei quali per far partire nel maggio scorso il nuovo impianto per gli oli esterificati. Ma fra gli investimenti recenti vanificati incomprensibilmente dallo stop alla produzione ci sono anche i 950mila euro spesi per la nuova caldaia che ha eliminato le emissioni di metanolo, oltre alla realizzazione, appena 14 mesi fa, di un oleodottodi due chilometri e mezzo per collegarsi direttamente alla raffineria Eni.

Intanto, la curia ha risposto all’appello che le rappresentanze sindacali di fabbrica hanno rivolto al vescovo Giusti perché ascolti la voce dei lavoratori in questa difficile vertenza: nei prossimi giorni saranno ricevuti in vescovado.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera