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«Basta predicatori liberi» Pdl, ecco la carta Barabino

di Juna Goti
«Basta predicatori liberi» Pdl, ecco la carta Barabino

L’avvocato cecinese in corsa per la segreteria provinciale si presenta alla città «Stop ai litigi per ritrovare credibilità». E sul patto-Amadio: c’è posto per tutti

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Abito gessato, gesti pacati, parole misurate. Ma anche qualche puntino sulle ì che di certo non passerà inosservato a quei colleghi di partito che a Livorno non lo hanno accolto con le braccia aperte. L’avvocato Paolo Barabino - capogruppo in consiglio comunale a Cecina e per ora unico candidato al coordinamento provinciale del Pdl - si presenta alla città in vista del prossimo congresso.

Barabino, lei è considerato l'uomo nuovo del Pdl, che a Livorno sembra proprio non riuscire mai ad approfittare delle difficoltà del centrosinistra: di che malattia soffre il partito?

«I guai non sono solo nel Pdl, è vero. C'è una debolezza conclamata anche del centrosinistra. Il problema, in generale, è cercare di riportare la politica al suo vero significato, quello più nobile: una politica che pensi ai contenuti, con rappresentanti che facciano l’interesse della gente. Oggi, invece, la politica ha il paradigma del nemico: non si lavora per aggregare, ma contro qualcuno. È un tradimento della fiducia dell’elettore ed è pericoloso perché quando non esiste più il nemico non si sa cosa fare».

A Livorno è accaduto questo?

«A Livorno siamo in presenza di una grossa crisi valoriale, prima che economica. Quando parlo di valori guardo, ad esempio, alla sintesi della dottrina sociale della Chiesa, che condivido appieno. Oggi la politica, prima di pensare a dividere la torta, dovrebbe fare in modo di sfornarla, innescando i meccanismi giusti per dare gambe all’economia».

La sua candidatura al congresso com'è nata?

«Dalla volontà di amici e iscritti che condividono con me un certo modo di fare politica. A Cecina, forse perché considerando la mia professione mi sento quasi più un tecnico che un politico, ci siamo posti l'obiettivo di lavorare su tematiche concrete».

E questo ha dato dei frutti?

«Le faccio un esempio: abbiamo un regolamento urbanistico che ha incorporato la legge casa del governo Berlusconi, che dà la possibilità di realizzare piccoli ampliamenti degli immobili senza bisogno di procedure complicate. Un modo per far ripartire l'economia in un settore martoriato come l'edilizia e una possibilità, per molte famiglie, di creare qualcosa in più: il Comune incassa gli oneri e le imprese lavorano. Il Pdl ha spinto e ha lavorato insieme alla maggioranza perché queste norme entrassero nel regolamento. È questa la mia idea di opposizione: forza in grado di fare proposte e non necessariamente distruttiva. Ma è chiaro che per riuscire a parlare di contenuti il partito deve darsi un'organizzazione».

Congresso: la data del 4 marzo è confermata?

«Per la verità di lettere ufficiali non ne ho viste. Ma da Roma confermano».

Come è organizzato oggi il partito?

«Esiste un coordinamento provinciale (unico dall'Elba a Colle) che è commissariato. In questa fase stiamo cercando di darci una nuova struttura sul territorio: dopo i congressi provinciali ci saranno, a cascata, quelli comunali».

Quanti iscritti avete?

«Stando al tesseramento chiuso il 31 ottobre circa 1800 in tutta la provincia».

Al congresso chi potrà votare e come?

«Può partecipare qualunque iscritto: per il regolamento predisposto dal segretario nazionale, Angelino Alfano, ogni testa esprime un unico voto. Non c'è più la possibilità di delegare: vota solo e soltanto chi è nelle liste chiuse a ottobre e si presenta di persona con documento d'identità e bollettino di versamento della quota di iscrizione».

In città, così come in altre realtà italiane, c'è chi ha polemizzato su ipotetiche liste gonfiate. Lei ha visto l'elenco dei tesserati? Al congresso è prevista una commissione di garanzia?

«Non lo so, può darsi. Ma non mi metterò certo a spulciare le liste. Francamente quella delle tessere è una polemica sterile: se qualcuno avesse tesserato soggetti che sa già che non possono presentarsi sarebbe un non senso. Ripeto: ogni testa è un voto».

A Livorno c'è una bella fetta del Pdl che non l'ha accolta bene: il video del suo “battesimo” infuocato è finito anche su Youtube. Le viene rimproverata l'alleanza con Marcella Amadio: come vive questa contestazione?

«Non la vivo proprio, è un falso problema».

Non pare lo sia per qualche iscritto del suo partito.

«Io mi sono proposto con una mozione unitaria, l'ho divulgata a gennaio cercando di mettere in piedi un percorso di condivisione. Una volta trovato l'accordo sui contenuti ci metteremo d'accordo sulle persone. Il coordinamento potrà avere da 10 a 30 membri: la mia intenzione è di partire con 30 proprio per far partecipare un numero più alto possibile di iscritti».

Li nominerà lei?

«Il coordinamento ne indicherà 15: un listino bloccato da depositare una settimana prima del congresso».

Quindi è già pronto.

«Lo stiamo mettendo a punto: dico solo che abbiamo cercato di contemperare alle esigenze territoriali e alle attitudini specifiche. Gli altri 15 saranno eletti dalla base».

I suoi grandi sponsor sono Matteoli e Verdini?

«Detta così non mi piace. Fino a tre anni fa non ho mai fatto politica. Poi gli stessi motivi che mi avevano convinto a non schierarmi (lavoro, famiglia, tempi ristretti) sono stati di stimolo a impegnarmi sul territorio. Mi dispiacerebbe se i miei figli non avessero il testimone di valori e professionalità lasciato a me. Sono partito da una lista civica sostenuta dal Pdl che ha raggruppato tante anime diverse. È stata una bella avventura e a molti è venuta l'idea di replicare l’esperienza cecinese nel resto della provincia. Dopodiché ho parlato con Matteoli e col coordinamento regionale (compresi i commissari Parisi e Migliori) che mi ha dato fiducia».

Vorrebbe dire che la sua non è una candidatura calata dall’alto?

«La mia candidatura nasce dalla base. Mi andrò a prendere voti al congresso e vedremo cosa accadrà. Certo se Matteoli e Verdini mi avessero detto che non era il caso non mi sarei presentato».

Ci saranno altri candidati?

«Non lo so: io devo andare al congresso e prendere voti sulla base delle mie proposte».

E se una parte degli iscritti decidesse davvero, come ventilato, di disertare?

«Mi dispiacerebbe. Spero che non sia così, anche perché comunque vada dovremo lavorare insieme. Non avrebbe senso la non partecipazione. La mia mozione inizia proprio sottolineando che il Popolo della libertà è un progetto unitario da costruire insieme, non solo una eredità».

Avvocato, però sul rapporto con Amadio è stato un po' vago…

«La considero alla stregua di qualsiasi altro tesserato, rappresenta un'area del partito».

Non vorrà dire che Amadio è un tesserato qualunque? Pensa davvero di riunire i gruppi in Comune?

«Non ho la bacchetta magica. Ma a parere mio è l'unica strada - molto stretta, lo so bene - per dare una veste credibile al Pdl. Non posso venire a Livorno ed entrare nel merito di vicende e rapporti personali che non ho creato e non ho titolo per giudicare. Per me oggi sono tutti uguali, ci deve essere spazio per tutti. È inevitabile che si trovi una sintesi e tutti si adeguino: chi pensa altro vuole relegare il partito a un ruolo minoritario. Basta con i predicatori solitari».

Una cosa da fare subito se diventa coordinatore.

«Sul territorio non c'è traccia di un partito organizzato: dobbiamo partire creando una rete tra il coordinamento provinciale e le varie realtà locali. Sui contenuti è chiaro che la priorità è dare un contributo perché l'economia della nostra provincia riparta».

Il suo giudizio sulla giunta Cosimi.

«Da osservatore esterno mi pare che si sprechino energie per fare fronte a problemi di carattere interpersonale all'interno dell'alleanza e dello stesso Pd. Questi rapporti bloccano possibili circuiti virtuosi che a mio giudizio dovrebbero essere trasversali (che non è sinonimo di consociativismo). A Cecina ci siamo riusciti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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