Immersione fatale, gli amici del sub: «Tragedia annunciata»
Dopo la morte in mare a Castiglioncello di Francesco Vezzani, nel mirino la sicurezza e la mancanza di regole sulla strumentazione. Il pm ha aperto un’inchiesta. Dimesso dall'ospedale il collega della vittima, Daniele Cappanera
LIVORNO. «Questa è una disgrazia annunciata, mi dispiace dirlo ma è così». Dall’altra parte del telefono c’è un sommozzatore di lungo corso, di quelli che fino ai quarant’anni hanno vissuto più sott’acqua a mettere piloni e riparare navi che a terra con la famiglia. Adesso sta sulle piattaforme e controlla che chi scende lo faccia in completa sicurezza, almeno nei limiti del possibile. «Per fare certi lavori – va avanti – serve una strumentazione adeguata, non si può scendere a certe profondità senza avere la telecamera, un supervisore che controlla e un collega pronto a buttarsi in acqua appena il sommozzatore che si sta immergendo ha la minima incertezza».
Eppure lo stesso Daniele Cappanera, sopravvissuto nonostante la repentina risalita per tentare di salvare il collega, si sarebbe confidato nei giorni scorsi con alcuni colleghi raccontando che il lavoro era troppo rischioso e per questo voleva smettere.
Poco personale, niente camera iperbarica a bordo e soprattutto tempi di permanenza in acqua troppo lunghi rispetto alle profondità che si dovevano raggiungere e alla quantità di azoto che l’organismo riusciva ad assorbire. «Purtroppo – proseguono gli amici sommozzatori – qualcuno usa le tabelle sportive per valutare i tempi di permanenza sott’acqua, ma quando lavori, sudi e fai fatica l’assorbimento dell’azoto è più rapido e ne devi tenere conto»
Per verificare se e in che modo la sicurezza è stata rispettata il pubblico ministero Massimo Mannucci, che conduce le indagini, ha già aperto un fascicolo per omicidio colposo.
La legislazione, su questa materia è assai opaca e anche per gli esperti è difficile orientarsi. In Italia, ad esempio, l’ultima proposta di legge risale al 2008: proposta dall’onorevole Bellotti, è passata in commissione affari sociali per alcune modifiche prima di essere dimenticata in qualche cassetto.
Tra le proposte del disegno di legge «l’obbligo per ogni lavoro subacqueo sotto i 12 metri di aver la camera iperbarica sull’imbarcazione di appoggio» a cui si aggiungevano diverse direttive per quanto riguarda brevetti e permessi.
«Questo vuoto legislativo – proseguono gli addetti ai lavori -, in altre zone è stato riempito da circolari e ordinanze della Capitaneria di porto che hanno disciplinato la materia. Una zona all’avanguardia in questo settore è Ravenna dove anche se ti immerge a cinque metri nel porto devi essere in regola con le norme di sicurezza altrimenti non ti fanno lavorare».
L’alternativa sono le direttive che regolamentano l’attività dei sommozzatori per i lavori fino a 30 metri oppure da 30 fino a 50. Le stesse immersioni che per mesi hanno effettuato Francesco Vezzani e Daniele Cappanera. Tanto da far dire ai loro amici che forse la disgrazia di ieri poteva essere evitata, a prescindere dalle cause della morte che emergeranno dall’autopsia.
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