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Livorno

La rivolta dei lavoratori di Porta a Terra

La rivolta dei lavoratori di Porta a Terra

Sul sito del Tirreno la protesta: «L’apertura tutte le domeniche distrugge le famiglie». E presto ci sarà la questione 25 aprile

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Ormai l’obiettivo dei commercianti è un gentleman agreement. Un accordo tra gentiluomini - come lo ha definito Massimo Marini di Confesercenti - in grado di stabilire sulla carta le domeniche di apertura dei negozi, aumentate ancora rispetto alle 44 possibili fino all’ultimo accordo mandato in frantumi dal decreto Monti, ma non lasciate all’anarchia più totale.

Ci riusciranno oppure la liberalizzazione assoluta prenderà piede anche a Livorno? Secondo quelle che all’ultimo tavolo del commercio in Comune erano sembrate le intenzioni dell’assessore Bernardo e del sindaco Cosimi, ma anche le posizioni di Unicoop Tirreno un punto di incontro - come già avvenuto a Empoli - tra gli operatori del commercio livornese potrebbe essere trovato. Il che metterebbe in qualche modo la nostra città all’avanguardia nei rapporti tra grande distribuzione, piccoli esercenti e il variegato mondo del commercio. Ma non è detto. Perché la posizione di Federdistributori era ben diversa e alla fine potrebbe prevalere la scelta di lasciare libertà assoluta a tutti nell’apertura dei giorni festivi. Probabilmente un accordo si troverà sul primo maggio, e altrettanto probabilmente si discuterà a lungo su cosa fare il 25 aprile.

Ad incrociare le dita sono soprattutto i lavoratori dell’ipermercato e degli altri negozi del centro commerciale. Sul nostro sito internet è esplosa una vera e propria rivolta per contestare una scelta che va a intaccare la vita di famiglie intere (quelle dei lavoratori), a cui si intreccia la polemica di chi contesta che più ore di apertura dell’Ipercoop non comportino nuove assunzione e a cui si contrappone quella parte di cittadini soddisfatta di poter fare spesa e shopping anche di domenica. «Oltre al lavoro, c'è la famiglia e la vita sociale della persona», scrive Sara Catola. «Purtroppo siamo pedine del sistema. Si la mentano perché i genitori stiano più dietro ai figli e fanno di tutto perché questo non succeda», le fa eco Silvia Bargagna. E Jessica Giusti propone un boicottaggio contro i negozi che allungano l’orario di lavoro. «Ricordiamoci che quel personale in grande maggioranza femminile», aggiunge Franco Maltinti.

«Mi chiedo: ma stare aperti tutte le domeniche poi porterà questi guadagni, in un territorio come il nostro?», scrive Paolo Lorenzi. «Spero che così siano costretti ad assumere più personale», commenta Silvia Brachini, ma Massimo Giusti la disillude: «Stai sicura che le assunzioni sono ridotte all'osso».

Il tema infiamma. E chiaramente c’è anche chi gongola. «Era ora», commenta sibillina Sabrina Iacopetti. E Stefano Tamburini spiega le ragioni di chi è soddisfatto: «Sono favorevole all'apertura domenicale. Visto che esco di casa il lunedì mattina presto e vi rientro il venerdi sera, perlomeno potrò fare un po' di spesa con tranquillità».

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