Il Tirreno

Livorno

Grande sfida di sumo per piccoli robot

di Roberto Riu
Grande sfida di sumo per piccoli robot

All’Itis Galilei ieri mattina in campo i mini automi realizzati dagli studenti per un progetto con il Sant’Anna

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LIVORNO

Immaginate di vedere dei lottatori di sumo che dopo essersi attentamente studiati, tra finte ed evitamenti, ad un certo punto si scontrano pesantemente cominciando a spingersi l'un l'altro sin tanto che uno dei due viene cacciato fuori dal cerchio che delimita il campo di gara decretandone così la sconfitta. E' più o meno quanto si è verificato ieri mattina nell'atrio all'ITI "Galilei": solo che, invece dei colossali atleti giapponesi, a sfidarsi, supportati dai ragazzi con un vero tifo da stadio, erano questa volta dei piccoli veicoli robotizzati, in tutto una decina, costruiti da alcune classi di studenti dell'istituto tecnico livornese, dell'Istituto Professionale "Orlando" e dell'Itis "Marconi" di Pontedera. Si trattava infatti di "RoboGame 2012", un torneo di "SumoRobot" che riprende l'evento analogo svoltosi a livello nazionale alcuni giorni fa a Pisa in cui il concorrente livornese (realizzato dagli studenti dell'Iti Galilei) pur non vincendo si è fatto molto apprezzare. Tutto prende il via da un progetto avviato in collaborazione con l'Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa al quale hanno aderito i due istituti scolastici livornesi, avendo a suo tempo come promotore il prof. Ennio Parente dell'Ipsia"Orlando". Lunghi una ventina di centimetri e pesanti al massimo 350 grammi, i piccoli robot si muovono su ruote o su cingoli azionati da un motore elettrico alimentato a pile: ciascuno dispone inoltre di almeno sei "occhi" ovvero sensori collegati ad un particolare programma informatico che consente al veicolo di agire in totale autonomia (schivando o attaccando) a seconda dei movimenti del robot avversario, "decidendo" così il da farsi per spingere fuori l'altro concorrente. «Ogni robot - spiega la prof.sa Alessandra Cardini - è stato progettato e realizzato ex novo dagli studenti impiegando circa tre mesi». I singoli componenti elettrici e meccanici sono di provenienza commerciale e quindi assemblati, ma la vera sfida è consistita nel creare la "mente elettronica" dei minirobot attraverso un'opportuna programmazione del microcontroller installato su di essi: «Quello che rende vivi questi robot - chiarisce il prof. Gabriele Volpi - è appunto il software segreto che ogni squadra realizza per dare personalità al proprio lottatore». La costruzione dei minirobot ha infatti appassionato moltissimo gli studenti: un modo di certo vantaggioso per imparare facendo pratica, tanto più in un settore ricco di risvolti attuali concreti e che nel contempo guarda al futuro come la robotica.

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