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Mozione di sfiducia per Romano
L’attacco di Tamburini (Pdl): atteggiamento inaccettabile, gli va tolta la presidenza della commissione
LIVORNO
«Con il suo inaccettabile comportamento il presidente va ben oltre l'osservanza del regolamento, coprendo di ridicolo i lavori della commissione». Così Bruno Tamburini (Pdl) ha presentato ai vertici del Comune una mozione ad hoc per sfiduciare il capogruppo dell’Italia dei Valori, Andrea Romano. O meglio strappargli via la poltrona di presidente della sesta commissione consiliare, che in Comune discute di rifiuti, verde pubblico, traffico, vigili urbani.
«L'ultima goccia – scrive Tamburini nella lettera che accompagna la mozione di sfiducia – è stato l’atteggiamento tenuto dal presidente durante i lavori dell’ultima commissione, quando ha letteralmente tolto la parola all'assessore Bettini impedendogli di rispondere alla domanda di un consigliere, con la patetica motivazione che il tempo a lui concesso era scaduto. Il tutto con estrema arroganza e supponenza».
«Una scena – continua – che ha offeso, e non è la prima volta, la dignità delle istituzioni squalificando anche la legittima attività dei commissari e dei capi gruppo presenti».
Tre giorni fa, nell’occasione citata da Tamburini, alcuni consiglieri tra i quali l’ex sindaco Gianfranco Lamberti, dopo una serie di battibecchi e frasi al veleno col presidente, si erano alzati e messi il cappotto per abbandonare la sala in segno di protesta. Ora arriva il clamoroso atto, anche se va detto che il botta e risposta col dipietrista (anche dai banchi della maggioranza) va avanti da un po’.
Tamburini dà la colpa sia al capogruppo del Pd, Massimo Gulì («sempre silente e quasi timoroso») che al sindaco, «al quale forse conviene questa maggioranza litigiosa e frantumata per distogliere l'attenzione della città dalla mancata attuazione del suo programma elettorale».
Romano da tempo si dice stufo dei continui attacchi indirizzati al suo banco, mentre Tamburini se la prende con quello che nella mozione definisce «comportamento poco educato e autoritario, ai limiti della violenza».
«Rende ridicolo il lavoro della commissione e lede la dignità dei consiglieri – chiude – quindi chiedo che venga rimosso dalla carica attraverso un voto di sfiducia dei commissari che compongono la sesta commissione». Dove il Pd è in maggioranza. La risposta del dipietrista, c’è da scommetterci, non si farà attendere. Juna Goti
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