«Piano in ritardo di un quarto di secolo»
Traffico, il comitato dei residenti chiede misure concrete contro le auto e attacca i politici
LIVORNO
«Non ci stiamo, e non si tratta solo di un piano della mobilità in ritardo di un quarto di secolo rispetto a tutte le altre realtà urbane, anche limitandoci al contesto regionale». Alzano la voce Paolo Cascinelli, Ivo Lenzi e Mario Cuconato, alcuni dei livornesi riuniti nel comitato Vivere il centro.
Attribuiscono le responsabilità di questo ritardo «che prima di tutto è culturale», un po’ a tutti: politici, commercianti, intellettuali («se mai ce ne saranno»), liberi professionisti, associazioni di categoria e anche testate giornalistiche.
«Signori – scrivono – questa è la città che ci ritroviamo, incapace di darsi un assetto civile nei comuni rapporti tra l'individuo e l'ambiente, ma ridondante di abitudini sbagliate, individuali e di massa. Manca palesemente una cultura della vivibilità e del rispetto...».
I residenti riuniti nel comitato chiedono da anni una vera e propria rivoluzione della mobilità, per ridurre il traffico di auto e mezzi pesanti in centro. Il piano della giunta sembra convincerli a metà: avrebbero preferito il “Bettini uno”, che prevedeva quasi un dimezzamento della circolazione lungo l’arteria principale. Come a dire: un primo passo è meglio di niente, ma non basta...
«Chi siamo noi – continuano – noi sparuto gruppo di cittadini per sentirsi al di sopra delle parti? Nessuno certo. L'autodefinire il nostro un atteggiamento di buonsenso può sembrare narcisistico, eppure confrontandoci con realtà diverse da questa, ferma, fossilizzata a tempi e modalità di vita urbana sempre più inaccettabili sotto il profilo della vivibilità, non possiamo rassegnarci. Dobbiamo già subire le blindature e le inefficienze delle caste locali. Allora ci consideriamo al di sopra delle parti o scegliamo opportunisticamente il miglior partito? Nessuna delle due cose».
«Pur tra fisiologiche cadute e riprese – chiudono – ci consideriamo e restiamo parte in causa. Non tutto il male vien per nuocere e non saremo così univoci nelle nostre considerazioni da non saper distinguere tra cattiva coscienza e genuina volontà di cambiamento».
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