Il presidio
Con ironia sui camici bianchi fra tic, debolezze e passioni
La leggenda dice che ce ne sia uno in ogni reparto d'ospedale. Per i malati ed i familiari è «appena un gradino sotto Dio», mandato dalla Divina Provvidenza, in pratica il mezzo più efficace...
LIVORNO
La leggenda dice che ce ne sia uno in ogni reparto d'ospedale. Per i malati ed i familiari è «appena un gradino sotto Dio», mandato dalla Divina Provvidenza, in pratica il mezzo più efficace per aggirare il muro insormontabile dei camici bianchi attorno al primario. Per il personale infermieristico, invece, rappresenta un incubo, che spunta all'improvviso di prima mattina mentre sono ancora intenti a fare il giro - letti per pulire i malati. Il classico tipo allegro e sorridente, con il camice svolazzante, sempre disponibile anche se non richiesto, quasi un bimbo che chiede candidamente: «Adesso misuriamo la pressione a tutti» o «Mi aiuta a far scendere la signora dal letto per vedere come cammina».
È lui, il dottorino: mito per qualcuno, disgrazia per altri. Una figura che, osannata e idolatrata nella propria famiglia, era considerato laureato prima ancora di nascere, con babbo che all'anagrafe voleva in tutti i modi dichiararlo già con il titolo di dottore.
Ed è sulla varia e curiosa tipologia dei medici ospedalieri che Susanna Berti Franceschi e Gian Ugo Berti ritagliano a quattro mani un libro (“Io, meno male che c'è la salute”, Mnamon Editore, prezzo 6 euro), ironico e dissacrante assieme. Apparentemente anche fantasioso, quasi immaginario,irreale, ma non più di tanto, evidenzia burlescamente comportamenti e personalità, caratteri e passioni,debolezze ed istinti delle famose "cappine" bianche.
Un racconto da leggere tutto d'un fiato, capace di far sorridere –nel rispetto del dolore e della sofferenza – chi abbia avuto a vario titolo a che fare con il mondo ospedaliero.
Così, in una sequenza esilarante e quasi comica, si parla e si analizza del primario che a denti stretti vende ai semafori “L'Unità”, quello “mistico” una jattura per una professione che richiede soprattutto praticità e piedi per terra, quello invece "allucinato" che nessuno dovrebbe incontrare perché ha fatto della malattia una ragione della propria esistenza, la tirocinante "romantica" ovvero dell'inutilità portata all'estremo, il professore universitario infine con “tanta fame e niente sesso”.
Scorrendo in sostanza queste righe di presentazione, si potrebbe pensare ad un mondo immaginario ma al contrario, secondo gli autori, seppur estremizzato non così lontano dalla verità. Leggere dunque per credere. Al termine, magari sogghignando, siamo certi la penserete un po' diversamente.
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