Il Tirreno

Livorno

Morto a 97 anni il più vecchio orologiaio della città

di Matteo Baccellini

Severo Rontani era un portuale ma si divertiva per hobby a riparare nel laboratorio di casa modelli di ogni genere

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LIVORNO

Se ne è andato a quasi 97 anni, li avrebbe compiuti a luglio, al suono del tic tac che gli era tanto caro. Severo Rontani era il più vecchio orologiaio di Livorno, una passione coltivata per tutta la vita. Il suo vero lavoro, una volta lasciata la città natale di Roccastrada, in Maremma, era stato quello di portuale.

Ma non perdeva occasione, il buon Severo, per chiudersi nel suo laboratorio di via Cherubini, dove viveva, per aggiustare e sistemare orologi vecchi e nuovi che in tanti ormai gli affidavano, spinti dal passaparola e dalla sua competenza.

Rontani è morto mercoledì, due anni dopo la moglie Ebe. E ieri ci sono stati i funerali: a piangerlo i figli Silvana e Antonio, che passavano a trovarlo ogni giorno, e i nipoti Enrico e Giulia, oltre a tanti conoscenti. Gli aveva fatto un immenso piacere quell'articolo di due anni fa in cui veniva celebrato come il re degli orologiai della città, nonostante la sua vera professione, come detto, fosse quella di lavoratore nel reparto elettrico del porto di Livorno e poi alla Stanic. A Livorno era arrivato nel 1953.

«Credo di aver aggiustato migliaia di orologi in vita mia - disse allora al Tirreno - Non ho mai saputo dire di no, ora però che gli anni sono diventati molti ho rallentato. Ci vogliono occhi, mani e orecchi buoni...».

Eppure quell’hobby coltivato per una vita lo rilassava. Al punto da sentirsi come il medico che salva la vita al malato. Lui con infinita passione rianimava gli orologi più in difficoltà. «Quando lavoravo al porto non vedevo l'ora che fosse domenica per ritirarmi nella mia stanzina-laboratorio. Era meraviglioso: mia moglie suonava il piano e io cantavo riparando sveglie. Ed ero anche intonato», ricordava con piacere Severo.

Una vita complicata la sua, soprattutto ai tempi della Marina. Ma quegli anni gli erano serviti per imparare a sbrigarsi da solo le faccende di casa. «So fare tutto, anche ora che sono vedovo - ci aveva raccontato - Quando ero nei sommergibili dividevo la cuccetta con un compagno, perché stavamo quattro ore per uno ai motori, lo spazio era poco e bisognava essere ordinatissimi. Restavamo in mare anche un mese di fila: la mattina alle 4 ci immergevamo per riemergere la sera alle dieci. Senza vedere mai il sole».

Forse già da allora sognava la pace di chi aggiusta gli ingranaggi degli orologi. Aveva imparato a ripararli tutti, anche i più moderni. Era rimasto giovane dentro. Ed era un uomo tranquillo. Questo in fondo era il segreto di Severo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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