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Livorno

Mezzo secolo di surrealismo

Mezzo secolo di surrealismo

Alla Bottega d’Arte mostra di Giò Di Batte, per festeggiare i 50 anni di attività

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LIVORNO

Dopo ben quattro anni dalla sua ultima mostra in città, Giò Di Batte è tornato a stupire il pubblico livornese.

Ad accoglierlo a braccia aperte è stata la nota "Galleria Bottega d'arte" in via E. Mayer. Fu proprio nella precedente sede di questa storica galleria che, nel lontano 1967, Di Batte fece la sua prima personale. Ed è sempre nella medesima locazione, che in occasione del 50° anniversario della professione artistica ha voluto presentare venticinque tra le migliori opere degli ultimi anni. Giò Di Batte non è un artista che ha bisogno di tante presentazioni, hanno scritto di lui grandi firme e di lui si sono interessati tv e quotidiani italiani e stranieri.

Sono tanti e lusinghieri i giudizi spesi su questo nostro artista: da pittore di altri tempi a cantore del ciclismo.

Il primo per un modo tutto suo di omaggiare i grandi artisti del passato, il secondo per le innumerevoli opere, dedicate a questo mondo, amate dai campioni dell'ambiente, una tra tutte: il grande Murales nella città di Dozza raffigurante Luciano Pezzi e Fausto Coppi.

Artista di razza, insomma, e solido pittore dalla tecnica collaudata e sopraffina, capace su questo piano di confrontarsi con i grandi. Senza, però, rinunciare al tentativo di andare oltre.

Opere quali "Blu cielo1949","San Francesco","La Fornarina" o "Van Gogh" presenti nella mostra, ce lo propongono in una veste fortemente innovativa.

In esse si fa uso di un collage dal trattamento assai particolare che, elegante e patinato, dialoga efficacemente con le tipiche nature morte di Di Batte messe in primo piano, in una sorta di sponda intermedia tra lo spettatore e la riproposizione del capolavoro del passato. Di ottimo livello anche tutte le altre opere presentate, tra echi metafisici e surrealisti.

Una tale abilità di esecuzione che, se l'artista lo volesse, potrebbe ben portarlo a percorrere da protagonista i prestigiosi sentieri dell'iperrealismo tanto in voga nelle più prestigiose rassegne contemporanee.

Da non perdere anche il corposo "album dei ricordi" presente in galleria, da sfogliare con calma, ricordando aneddoti e riconoscendo noti personaggi che nel corso di ben cinque decenni hanno avuto modo di frequentare Giò Di Batte.

Diletta Fallani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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