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Tia ricalcolata partono i ricorsi

Tia ricalcolata partono i ricorsi

Un gruppo di commercianti in guerra contro l’Aamps Importo rideterminato senza avvertire i contribuenti

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di Anna Cecchini

LIVORNO

Sono partiti i primi ricorsi contro le cartelle pazze che l’Aamps ha inviato a decine di negozianti alla fine dell’anno scorso. Una vicenda della quale il nostro giornale si è già occupato nei mesi scorsi: al centro dell’attenzione è il fatto che sono piovute sui contribuenti cartelle in cui si richiedono centinaia di euro per ogni annata, anche se i commercianti hanno già pagato regolarmente la tariffa di igiene ambientale.

Si tratta – viene spiegato – di fatture pesanti, in cui si chiede di pagare somme intorno ai 350 euro per ogni anno solare che va dall’anno 2006 all’anno 2010.

Molti dei commercianti, spaventati di dover sborsare migliaia di euro, si sono rivolti a Sos cartelle esattoriali (soscartelle@pec.it).

È stato proprio il gruppo di “Sos cartelle esattoriali” a far emergere la questione. Dopo aver approfondito i vari aspetti con una serie di ricerche è venuto fuori che quelle fatture sono relative a un censimento degli spazi che Aamps ha fatto nel 2010, in modo da ricalcolare l’ammontare della Tia sulla base dell’effettiva ampiezza degli esercizi commerciali.

«Il problema – dice Stella Caroni, responsabile di “Sos cartelle esattoriali” – è che Aamps non aveva avvertito in nessun modo i commercianti di questo censimento, che è stato affidato a una ditta esterna».

Oltretutto, – viene fatto riloevare – dopo aver inviato le fatture, «non ha dato ai negozianti i trenta giorni di tempo che sono normalmente previsti perché loro potessero fornire spiegazioni adeguate sull’eventuale cambiamento della metratura dei loro locali».

Un significativo gruppo di negozianti ha deciso di fare azione di autotutela tramite “Sos cartelle esattoriali”: nonostante questo, a partire dall’inizio del’anno hanno cominciato a ricevere le ingiunzioni di pagamento.

«Così – tiene a sottolineare Caroni – abbiamo deciso di avviare i ricorsi. Ne abbiamo già depositato una decina e continuano ad arrivare negozianti che ricevono le ingiunzioni di pagamento e sono preoccupati».

Il ricorso viene basato su un’azione di contrasto a un «procedimento grossolano», sottolinea Caroni. «Agli interessati - spiega Caroni - non è stata data nessuna comunicazione sul censimento e sulla diversa tariffazione Tia e inoltre, dopo la notifica delle fatture, non hanno avuto il tempo di fornire spiegazioni».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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