Italia
Giù le mani dal nostro comandante
Sull’isola compare uno striscione per Palombo. E lui da Grosseto si commuove
ISOLA DEL GIGLIO
Tanto altera, maestosa, signorile la figura di Mario Palombo quanto improvvisamente piccola, microscopica, macchiettistica quella di Francesco Schettino. Un eroe, quasi in mito il primo; un moscerino, un uomo in fuga il secondo. Lo dice Adriano Pini, tassista di 49 anni, mentre guida con lo sguardo convinto su e giù per i tornanti dell'isola.
Gli fa eco il ristoratore “Meino”, al Giglio Porto; lo ribadiscono i negozianti, il sindaco Ortelli e il vicesindaco Massimo Pellegrini («Palombo? Qui gli vogliono tutti bene»), ma si sono spinti oltre alcuni ragazzi del Giglio, che tra giovedì e venerdì notte hanno preso un lenzuolo. Si sono arrampicati lungo la parete di un palazzo disabitato nella strada principale di fronte al porto, via Umberto I. E via con lo spray nero. “Giù le mani dal comandante Palombo”.
Lui, Mario Palombo, è l'ex comandante della Concordia, figlio di Francesco di Porto Santo Stefano e di Renata dell'isola del Giglio. Gigliese nell'animo e nelle radici più profonde, grossetano d'adozione durante i mesi invernali, l'ex capo ammiraglio è stato - in queste due settimane - anche una figura contestata, chiamato in causa sui media del mondo dal comandante Francesco Schettino per il maledetto inchino che avrebbe causato il naufragio. Ma nell'isola no; qui gli abitanti si sono stretti a lui per omaggiarlo con un “inchino” vero, da innamorati. Lo striscione è stato scritto da una mano anonima. «Qualche ragazzaccio di paese», sorride il sindaco Ortelli. E lei, sindaco, si associa? «Certo che sì: subito. Lo scriverei anch'io». Perché «a Palombo qui gli vogliono tutti bene - dice il tassista con la luce che gli brilla negli occhi -. E' una brava persona, se hai bisogno di qualcosa lui ti aiuta… E' un personaggio, qui al Giglio lo conoscono tutti, un vero comandante ammiraglio della Costa. Un signore. Quelle manovra non le avrebbe mai fatte…». Quando le navi nuove uscivano dai cantieri «la Costa le faceva guidare tutte a lui, mica a Schettino». Anzi, a “Stecchino”, come già lo nomina qualche amministratore locale.
Un nome storpiato proietta il comandante-naufrago nel “bestiario” dei clichet, mentre il ricordo di “Mario”, per contrasto, illumina nella mente degli isolani decenni di traversate da Oscar. Il comandante buono, il comandante cattivo. L'isola ha già deciso, giudica e applaude. E quando ha saputo del lenzuolo, lui da Grosseto si è commosso.©RIPRODUZIONE RISERVATA
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