Il fronte dei camion si rompe a Livorno
In mattinata le prime crepe con le cisterne che rifornivano i distributori, a metà pomeriggio ripartono tutti
di Giulio Corsi
e Lara Loreti
LIVORNO. Le prime crepe si erano create all’ora di pranzo quando diversi camion cisterna, scortati dalle volanti della polizia, erano riusciti a raggiungere i principali distributori della città da un giorno chiusi per esaurimento carburante, permettendo a molti di riaprire già nel pomeriggio. Ma per il resto il blocco degli autotrasportatori di Livorno sembrava tenere: appena mercoledì notte al varco Galvani, dentro al porto industriale, era attraccata una nave da Barcellona con 56 tir spagnoli che erano stati bloccati sui piazzali appena oltrepassate le sbarre di accesso al porto. E invece attorno alle 17 il fronte livornese, capofila della protesta in Toscana e tra i fronti più duri in tutta Italia, si è sciolto, come neve al sole.
Bastone e carota. Diplomazia e pugno di ferro. Il mix di queste due tecniche ha permesso alla polizia di fare un’opera di mediazione e di “convincere” così gli autotrasportatori a desistere. «Abbiamo fatto un grande lavoro di persuasione - dice il questore Bruno D’Agostino, a capo del tavolo tecnico che nei giorni scorsi si è riunito in prefettura - E ci siamo dimostrati decisi nei momenti di maggior tensione, quando i manifestanti non volevano far passare i tir dai varchi del porto». Un lavoro sinergico che ha coinvolto tutte le forze dell’ordine, polizia, carabinieri, finanza e forestale, divise ogni giorni in quattro turni. «La protesta comunque - continua D’Agostino - si stava già allentando, a differenza, ad esempio, di alcune città del sud, dove la situazione è più infuocata». Il lavoro della questura dunque ha accelerato i tempi.
E così ieri, nel giro di un’ora i quasi mille camion disseminati tra la raffineria Eni e la Trw, posteggiati sulla corsia di destra dell’Aurelia, in via Da Vinci, nei piazzali dietro via Enriques e in quelli di fronte ai vari accessi del porto si sono svuotati e quei bestioni coi loro rimorchi sono tornati ognuno sulla propria strada senza neanche creare disagio al traffico. «Sì, sono partiti ma rischiano di essere fermati ad Altopascio oppure a Montecatini», commentano davanti all’ultimo falò alla rotatoria di Pian di Rota i reduci della protesta, una decina di autotrasportatori che hanno deciso di restare lì, ultimo simbolo di un blocco che sembrava di granito e che invece si è dimostrato di burro. «Peccato - commentano mentre abbrustoliscono salsicce - eravamo a un passo dal far sentire davvero al Paese quanto è forte la nostra rabbia e invece...». E invece è successo che a fine mattinata il primo effetto della protesta, quello che avrebbe dovuto lasciare a piedi mezza Toscana, si era esaurito. Scortati dalla stradale, infatti, i camion cisterna avevano abbandonato il blocco e avevano rifornito molti dei distributori livornesi che alla riapertura pomeridiana infatti avevano riattivato le pompe. Un ruolo fondamentale in questo senso l’ha svolto l’Eni, insieme a tutte le ditte che, a decine, in questi giorni hanno fatto una raffica di richieste di intervento alle forze dell’ordine. L’Eni in particolare aveva l’esigenza di rifornire tutta la Toscana, per questo la polizia anche nei giorni più tesi è sempre intervenuta per scortare quelle cisterne che dovevano far rientro in altre cittadine della regione, come Pistoia e Lucca.
E infatti poi ieri è bastato che la polizia tornasse a metà pomeriggio con l’ordine di scortare chi avesse voluto abbandonare il presidio e rimettersi in strada, che tutti hanno deciso di ripartire. «Quando una decina di mezzi hanno lasciato i piazzali, molti altri che erano stanchi dopo tre giorni di protesta, hanno deciso di accendere i motori e finire la consegna che avevano interrotto lunedì», raccontano gli irriducibili.
In questi giorni di veemente protesta, comunque, non ci sono stati gravi episodi di violenza. Solo due i casi più “effervescenti”: il conducente di un camion che aveva promesso al fronte dei manifestanti che sarebbe passato «in ogni caso», l’indomani s’è ritrovato le ruote delle gomme bucate. Un fatto su cui sta indagando la polizia. Da ricordare anche l’investimento in via Leonardo da Vinci, dove mercoledì mattina un autista romeno, per impedire il passaggio a un tir polacco, s’è aggrappato ai tergicristalli, ma è stato travolto.
Da un punto di vista dell’ordine pubblico, comunque, il bilancio è positivo. La pensa così il questore D’Agostino: «I manifestanti si sono sempre comportati in maniera ragionevole - afferma - e hanno sempre fatto passare senza forme di protesta eccessive i mezzi che trasportavano generi deperibili e le cisterne che erano scortate da noi».
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