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Due container-frigo per le salme della nave

Due container-frigo per le salme della nave

I posti disponibili in provincia non bastano. I riconoscimenti all’obitorio del cimitero di Sterpeto

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 GROSSETO. Container per ospitare i cadaveri. Una struttura d’emergenza è stata allestita da alcuni giorni fuori dall’obitorio di Grosseto per accogliere i cadaveri della Concordia, quelli identificati e che restano da identificare. Di fatto, quello dei luoghi in cui contenere le salme è l’ultimo aspetto legato alla tragedia: un’emergenza che il capoluogo non era pronto a gestire. Anche i cadaveri, di fatto, una volta recuperati devono prendere la via del luogo di competenza del magistrato, ed è proprio a Grosseto, dunque, che convergono tutte le salme. La situazione accertata a ieri era di 16 morti di cui 14 identificati. Tra i dispersi, ieri sera è stata identificata un’altra delle vittime il cui corpo era stato recuperato nel naufragio e che ha preso la volta di Grosseto: è la signora Gabriele Grube, cittadina tedesca. Ancora ieri due salme restavano da identificare. Nel macabro balletto di numeri che si aggiorna di ora in ora, di corpi che arrivano, che restano da identificare o vengono riconosciuti per poi riprenderela via di casa, le salme sono state raccolte in più luoghi di Grosseto. Nel cimitero di Sterpeto dove ci sono 4 celle frigorifero sono stati portati i corpi in attesa che l’obitorio del Misericordia, si dotasse di una prima struttura di emergenza e soprattutto alternativa a quella dell’obitorio “normale”, dove trovano posto i “morti ordinari”, extra-naufragio. Le salme, dunque, all’inizio sono state portate nelle celle frigo di Sterpeto, «dopodiché l’Asl si è munita di due container con altre celle frigo nelle quali sono state sistemate le salme della Costa Concordia». È qui che i corpi riposano, sia quelli identificati che da identificare, anche se al momento non è chiaro quanti siano. Da parte sua l’Asl 9 – su ordine della Procura – non può rilasciare dichiarazioni. Ma è ancora nel penoso balletto di corpi, che la situazione-salme non trova pace nemmeno all’obitorio. Perché, una volta che avviene l’identificazione, le salme riprendono ancora una volta la via di Sterpeto. «Se viene un familiare per fare un riconoscimento, non è che puoi aprire un container frigo dove ci sono dentro 10 salme. Già la condizione del naufragio, per i familiari delle vittime, è tremenda. E far arrivare i parenti in quelle condizioni sarebbe un ulteriore trauma», spiega il sindaco Emilio Bonifazi. Allora, proprio in funzione del riconoscimento dall’obitorio i cadaveri sono portati (e in alcuni casi riportati) al cimitero di Sterpeto. Per il sindaco l’emergenza salme è un problema gigante; per le strutture sanitarie non vi è invece alcuna emergenza: non vi sarebbero problemi di spazio e la situazione – a quanto pare - è stata gestita bene e tenuta sotto controllo grazie ai container e al concorso di più strutture territoriali. (el.gi.)

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