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«È la stessa mano nonostante pressioni diverse»

LIVORNO È una guerra di tratti, leggeri e impercettibili, quella che si consuma in tribunale tra i consulenti che si sono susseguiti a testimoniare davanti al giudice per dare la loro versione sulla...

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È una guerra di tratti, leggeri e impercettibili, quella che si consuma in tribunale tra i consulenti che si sono susseguiti a testimoniare davanti al giudice per dare la loro versione sulla veridicità del testamento con il quale Amelia Ghelardini, allora 84 anni, avrebbe ceduto anche il piano superiore della sua villetta tra via della Meloria e via dell’Elba agli inquilini del piano inferiore.

Tre dei quattro esperti di sistemi calligrafici, compreso quello nominato dal giudice Betraice Dani, sostengono che quel documento, che tra le altre cose non è firmato in calce, non può essere stato scritto dalla stessa persona che ha redatto l’altro. Troppe sospette – è la sostanza delle perizie – sia le differenze che i punti in comune.

Di altro avviso è stato il consulente della difesa, il professor Saverio Fortunato. «Il documento – spiega – si interpreta con la logica. All’interno del documento contestato ci sono tratti simili e tratti distintivi: cinque sono quelli artefatti, ventuno quelli non artefatti. Vorrei capire perché nelle consulenze dei miei colleghi valgono più i cinque sospetti che quelli che sono in maggioranza». Durante le varie perizie, i consulenti delle varie parti hanno puntato il dito soprattutto sulla perfetta sovrapposizione di alcune parole, a cominciare dalla data. «Questo non significa niente – ha replicato Fortunato – perché è possibile che anche due firme siano perfettamente sovrapponibili». Un altro punto oscuro del testamento contestato riguarda la pressione che la persona che lo ha scritto ha impresso sul foglio, molto diversa, visto il segno lasciato, rispetto all’altro documento.

«È soltanto una difformità di pressione che potrebbe derivare dalla base sulla quale è stata redatta», conclude il consulente della difesa. La teoria dei difensori è infatti quella che l’anziana abbia prima buttato giù un primo testamento e a corredo di quest’ultimo un secondo nel quale aggiungere la destinazione del piano superiore nel quale lei stessa viveva. Possibile che lo abbia fatto lo stesso giorno e con calligrafie diverse come sembrano quelle stampate sui due fogli?(f.l.)

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