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Costa concordia

Un’ondata di accuse contro la Costa Crociere

Un’ondata di accuse contro la Costa Crociere

Il procuratore Deidda: spingere lo sguardo sulle scelte dell’armatore. La difesa di Schettino parla di avarie a bordo. La società: tutto falso

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Tutti contro Costa. Anche il sindacato Federmar Cisal, che chiede le dimissioni del presidente Pierluigi Foschi perché «potrebbe inquinare ulteriormente le prove». Anche il procuratore generale della Toscana, che sottolineando i «problemi e le incredibili leggerezze» dà un assist alla Procura invitandola ad aprire il fronte della sicurezza di cui è responsabile l’armatore. Mentre il difensore di Schettino, l’avvocato Bruno Leporatti, «suggerisce» alla Procura di allargare l’indagine in vista dell’incidente probatorio, anche per non rendere inutilizzabili eventuali prove acquisite. Alludendo chiaramente, riferendosi a «eventuali nuovi indagati», a Costa e al suo management.Costa all’angolo nel momento in cui i dubbi sono lontani dall’essere sciolti. Anzi, la ricerca delle risposte è frenetica da parte della Procura.

Da una parte Francesco Schettino e le sue verità, dall’altra Costa e le sue spiegazioni. Il primo che chiama in causa la compagnia, che sarebbe stata a conoscenza di tutto. La seconda che scarica il comandante, dicendo che né la compagnia né l’equipaggio erano stati messi a conoscenza di quanto avvenuto il 13 sera. Eppure, quanto detto dal comandante apre scenari nuovi. Dopo Schettino, a essere messa nella condizione di dover dare risposte è Costa Crociere. Le cui responsabilità vengono richiamate dal procuratore generale della Toscana, Beniamino Deidda: «Ma chi lo sceglie il comandante? Occorre spingere lo sguardo sulle scelte fatte a monte dal datore di lavoro e cioè dall’armatore». Costa si difende, quando può. Ad esempio sulla presenza di clandestini ipotizzata dal capo della protezione civile, Gabrielli: per accedere sulle navi ci sono «rigidissimi sistemi di controllo», con foto e codice a barre identificativo. Sulla presenza dell’avvocato dai capelli biondi, Costa risponde seccamente di non aver incaricato nessuno, tantomeno di prelevare il personal computer. Sull’inchino che sarebbe stato incoraggiato, secondo Schettino, la compagnia invece non replica. Solo l’apertura della scatola nera («non ci risulta che fosse rotta», osserva Leporatti) riuscirà a fare chiarezza sulle conversazioni tra Schettino e il marine operator Roberto Ferrarini. Il difensore di Schettino chiede alla Procura anche di accertare le modalità di allagamento in seguito all’urto: perché le paratie deboli, a suo giudizio, avrebbero dovuto garantire l’allagamento in modo simmetrico. Ciò che i periti dovrebbero chiarire è anche quale fosse lo sbandamento della Concordia alle 0,34 (quando Schettino era a bordo della lancia); se a quell’ora c’erano ancora operazioni di abbandono della nave lato dritta; se in seguito era possibile risalire da quel lato; dove era la biscaggina sulla quale Schettino avrebbe dovuto risalire per ordine di De Falco e a che distanza dalla nave fosse il comandante all’1,46.

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