Il Tirreno

Livorno

Blocco dei camion, Aurelia nel caos

Blocco dei camion, Aurelia nel caos

Centinaia di mezzi fermi dall’uscita dell’autostrada alla Darsena Toscana. «Col gasolio alle stelle chiudiamo tutti»

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di Giulio Corsi

LIVORNO

Alle dieci della mattina i camion fermi in via Firenze e nei grandi piazzali tra la raffineria dell’Eni, la rotatoria di via Pian di Rota e l’incrocio con via Enriques sono già oltre cento. Una lunghissima colonna colorata ferma sulla corsia di destra: bisarche, telonati, rimorchi frigo, doppi rimorchi. E poi mezzi più piccoli. «Alt, alt! Accosta a destra, qui non passa nessuno», urlano gli organizzatori della protesta a un autotrasportatore tedesco che non capisce o fa finta di non capire.

L’uomo tenta di accellerare ma gli si buttano davanti in tre. Qualcuno gli bussa alla motrice. «Accosta, è inutile che ci provi, se passi da qui ti fermano tra cento metri alla prossima rotatoria». Quello si ferma, accosta, chiede spiegazioni, prova a convincerli che deve andare in porto ma i manifestanti non ci sentono. Il blocco dev’essere totale, senza eccezioni (anche se nel pomeriggio chi aveva merce deperibile ha avuto il via libera).

La protesta è iniziata all’alba, quando padroncini (tanti) ma anche dipendenti (un po’ meno) livornesi hanno iniziato a presidiare le zone di accesso e di uscita dalla città per tutti i mezzi pesanti. La rotatoria davanti ad Unieuro, quella di Stagno che porta all’autostrada e alla superstrada, e poi a metà giornata la darsena Toscana e il varco Galvani. «Andremo avanti finché non arriverà un accordo ma siamo pronti a star qui a lungo», dicono. Di mezzo c’è la sopravvivenza di molte medie e piccole aziende di trasporto e lo stipendio dei loro dipendenti.

A scatenare la rabbia degli autotrasportatori c’è soprattutto l’aumento del gasolio. «E’ schizzato del 40 per cento in 4 anni e i nostri compensi sono rimasti gli stessi, anzi siamo costretti a lavorare sotto le tariffe standard», spiegano. «Chiediamo il recupero immediato dell’accise a rimborso direttamente in fattura d’acquisto», aggiungono. E poi la questione autostrade: «E’ fondamentale lo sconto immediato al casello modificando il sistema di rimborso previsto dal comitato centrale dell’albo che rinvia a due anni tale opportunità a beneficio solo dei consorzi intermediari». Questioni tecniche che si riassumono in una frase sola: «Mancano i mezzi per andare avanti». Le storie sono mille: quella di Ugo Fadda è emblematica: «L’anno scorso ho chiuso la ditta, avevamo 4 camion. Li ho svenduti perché non riuscivo ad andare avanti. Ora devo dare 30mila euro di Iva allo Stato rateizzati. Ho trovato lavoro in una ditta che ha 50 camion e ora da dipendente protesto a fianco dei miei datori di lavoro». I conti in tasca alla categoria li fa Antonio Manca, padroncino: «Prima spendevo 500 euro per 500 litri di gasolio, oggi ne spendo 826. Quei 326 che mancano erano il mio guadagno». Accanto a lui Franco Bechi aggiunge: «Trasporto cellulosa a Capannori. Un viaggio me lo pagano 145 euro. Sapete quanto costa a me? 148. Chiudo a meno 3. E sono fortunato, per chi fa la linea, cioè Livorno-Milano, il passivo aumenta». Il blocco è durato tutta la giornata fino a notte e proseguirà ancora. Il traffico, vista l’unica corsia rimasta libera, ha subito forti rallentamenti nonostante i camionisti facessero passare le auto.

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