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Cannito: «Un consiglio aperto sulla sanità»
Il capogruppo di Città Diversa è preoccupato per le lunghe liste d’attesa e per le sorti dei distretti
LIVORNO
Un consiglio comunale aperto sul tema della sanità. E' questa la richiesta che Marco Cannito ha presentato al sindaco, alla Asl e al presidente del consiglio comunale.
«Basta con l'idea che la sanità sia appannaggio dei poteri forti e dei dirigenti - dice il capogruppo di Città Diversa - Il tema della sanità riguarda soprattutto i cittadini, gli utenti e gli operatori che vi lavorano». La richiesta di Cannito dunque è chiara: «Sono tante le domande alle quali l'amministrazione non ha ancora risposto. Chiediamo che i cittadini, i comitati e gli operatori sanitari possano, non solo assistere al consiglio, ma intervenire nel dibattito e dare il loro contributo».
Marco Cannito, insieme al consigliere di circoscrizione 1 Alberto Pacini, si è detto preoccupato in particolare per alcuni aspetti: in primis il rischio che il distretto sanitario di Fiorentina chiuda prima che venga aperto quello di Corea. «Purtroppo dalle carte non risulta che vi siano dei finanziamenti destinati ai lavori del distretto che dovrebbe sorgere a Corea - conferma Pacini - le rassicurazioni non ci bastano più e vorremmo vedere scritto nero su bianco un capitolo dedicato ai finanziamenti. Anche perché il ricavato dalla vendita della struttura di via della Fiera di Sant'Antonino finirà nel capitolo relativo al nuovo ospedale». Poi c'è il fantasma del distretto di Via Ernesto Rossi: «La struttura è stata chiusa e adesso ci sono solo due stanzette in via Veneto completamente inadeguate alle esigenze dei cittadini. Non vorremmo che questo si ripetesse in futuro».
Cannito sottolinea il fatto che l'obiettivo dell'amministrazione è quello di chiudere e vendere negli anni la maggior parte dei distretti presenti sul territorio: via Venuti, via del Mare, via San Francesco, via Bastia, Borgo San Jacopo e infine il centro di via San Gaetano. "E questa - entra nel dettaglio Cannito - è la situazione che ci preoccupa maggiormente. Si tratta di un centro diurno nel quale sono ospitati ragazzi affetti da handicap che seguono delle terapie di gruppo e che trovano nel centro una seconda casa. Dove andranno se la struttura sarà chiusa?".
Infine l'annosa questione delle liste di attesa. «Più di 30 giorni di attesa per una semplice ecografia, un ecodoppler, un ecocuore - afferma Pacini - vorremmo vederci chiaro per quanto riguarda i servizi intramoenia, sul quale credo ci sia un conflitto di interessi». (f.b.)
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