Si è cambiato l’abito per sparire nella folla
Schettino indossò un giubbotto sopra la divisa, voleva passare inosservato. Un altro enigma riguarda il misterioso pc che aveva con sé: dov’è finito?
I misteri sono due: il personal computer e gli abiti indossati. Il primo è scomparso, sugli altri sono in corso accertamenti. Stringendo in mano il primo, Francesco Schettino si era presentato all’albergo dopo il naufragio. E poi c’è il giaccone indossato dal comandante a terra: la Procura si chiede perché non sia quello di ordinanza, della Costa, e se Schettino indossandolo abbia voluto eventualmente camuffarsi a bordo.
Il personal computer. Due gialli su cui stanno lavorando i carabinieri. Alle 11 di sabato Schettino si è presentato all'hotel Bahama, l'unico albergo aperto sull'isola anche in inverno. Era vestito di blu, il comandante della Costa Concordia. L'unica cosa che aveva bagnati erano i calzini. Il ragazzo che guida il taxi sull'isola è riuscito a procurargliene un paio asciutti. E' tornato all'albergo, e nel momento in cui il comandante, dopo aver chiesto una camera per riposarsi un po', è andato nel bagno a cambiarsi, ha detto al proprietario dell'hotel se poteva dare un'occhiata al suo pc. «Ha appoggiato una busta colorata, di quelle di plastica, su un tavolo, nella sala accanto all'ingresso – ricorda Fanciulli – ed è andato in bagno. Io non ho certo visto cosa ci fosse dentro, ma sembrava davvero un netbook, o qualcosa di simile. Me lo ha detto lui che era il suo computer». Quel pc, però, pochi minuti dopo esce di scena. Ci dovevano essere file personali importanti, per il comandante Francesco Schettino, così tanto da decidere di metterlo subito in salvo nel momento in cui ha abbandonato la nave. Poi però, una volta arrivato a terra, quel pc è “scomparso”. All'albergo è arrivato uno degli avvocati di Costa, poi l'uomo è stato portato a Porto Santo Stefano, dove è stato interrogato e fermato. Ma la Procura non ha sequestrato alcun pc. Ai fini delle indagini, il suo contenuto potrebbe non aggiungere nulla al naufragio della Concordia. L'unica cosa, semmai, è capire chi ha preso quel netbook e soprattutto perché, durante il naufragio di una nave con oltre quattromila persone a bordo e in difficoltà, il comandante abbia salvato quel pc.
L’abbigliamento. «Servivano coperte, perché ad eccezione del comandante, erano tutti bagnati». Eppure Francesco Schettino aveva riferito al comandante Gregorio De Falco, in una di quelle drammatiche telefonate intercorse quella notte con la Capitaneria di Livorno, di essere stato «catapultato in acqua» («capultato», come si sente nella registrazione) insieme agli ufficiali. Allora non era finito in acqua? No, non c'era finito. E com'era vestito? Lui sostiene di essere stato in divisa. Ma perché intervistato in tv il pomeriggio del 14, prima del fermo, indossava un giaccone blu diverso da quello di ordinanza o comunque della Costa? I pantaloni, si vede in una foto scattata all'uscita dalla capitaneria, potrebbero benissimo essere quelli dell'uniforme, le scarpe pure. Ma il giaccone senz'altro no. Un tentativo di camuffamento, di sottrarsi a chi stava cercando aiuto, o solo il vestirsi con la prima cosa che aveva trovato entrando in cabina?
Schettino all’asciutto. La Procura vuole accertare il comportamento del comandante minuto dopo minuto anche a proposito dell'abbigliamento. Ed è anche certa che Schettino non si sia bagnato. Quelle parole tra virgolette sono scritte in fondo alla relazione di servizio che il comandante della polizia municipale di Isola del Giglio, Roberto Galli, tra i primi a soccorrere i naufraghi della Costa Concordia in quella notte di tragedia, aveva inviato alla Procura subito dopo l'evento. Una relazione in cui Galli ricostruisce il suo intervento e dà una ricostruzione ritenuta attendibile anche dal punto di vista visivo. In acqua oppure no? I magistrati di via Monterosa ne hanno fatto oggetto di contestazione nel corso dell'interrogatorio di convalida del fermo, svoltosi di fronte al gip Valeria Montesarchio, che non ha convalidato il fermo, disponendo comunque i domiciliari. Una contestazione che ha poi indotto Schettino a modificare la sua ricostruzione di fronte al giudice: «Sono caduto sul tetto di una scialuppa di salvataggio mentre stavo cercando di tagliare i cavi della scialuppa stessa». Scivolato nell'operazione, non era più riuscito a risalire. «Avrei avuto bisogno dell'elicottero».
Senza giubbotto. Nella relazione di servizio, Galli ripercorre quanto avvenuto quella notte. Scrive che intorno all'una aveva visto Schettino sulla scogliera nei pressi della nave, in compagnia di un altro ufficiale «che si era presentato come il secondo» e che dovrebbe essere Dimitri Christidis. Scrive che il comandante della Costa Concordia non era bagnato e che era «senza giubbotto di salvataggio». E la telefonata di De Falco che gli intimava di risalire a bordo era delle 0,42, venti-quindici minuti prima.
Indagini sul timone. Intanto la visione del tracciato Ais di Costa Concordia del 13-14 gennaio confermano che l’urto alle Scole avvenne a 15,3 nodi (ore 21,45), con la nave che procedeva dritta verso l’isola e che virò subito dopo l’urto. La Procura ha intenzione di chiedere un accertamento tecnico per capire se il reale errore della plancia di comando sia consistito nella alta velocità tenuta sulla rotta “turistica” di avvicinamento al Giglio, troppi per poter correggere la direzione in tempo senza andare a sbattere contro le rocce. La nave proseguì barra a dritta verso nord fino a punta Gabbianara, oltre il porto (21,50). Poi la rotazione in senso orario (e non antiorario), con la prua verso sud-est, e la traslazione verso il porto (22,10, velocità 0,5 nodi), come se fosse ingovernabile. Alle 22,55 prua diretta verso il porto a sud-ovest. Un rallentamento ulteriore fino a 0 nodi ma con movimenti quasi percettibili fino alle 23,30, orario dello stop definitivo.
Le operazioni di salvataggio. Un altro aspetto che non convince gli investigatori è quello del luogo in cui Schettino si sarebbe posizionato, una volta a terra, per "coordinare i soccorsi", come lui stesso riferisce. Come faceva, si chiedono in Procura, a vedere quanto stava avvenendo? Il comandante ha detto di essere su uno scoglio ma i passeggeri stavano evacuando dalla parte opposta, verso il continente, perché la nave era inclinata proprio verso il comandante. Non avrebbe potuto coordinare niente da quella posizione.
La riparazione. Una posizione in cui Schettino non credeva si sarebbe mai trovato. Anzi, avvertito l’urto il comandante avrebbe ritenuto di poter proseguire la navigazione fino a Savona e avrebbe così preso contatto con il responsabile dell’unità di crisi diCosta, Roberto Ferrarini. E a sua volta Costa aveva contattato la Ilma sub di Savona per il recupero, ritenuto impossibile dopo il sopralluogo perché quanto i tecnici arrivarono la Concordia era già affondata.
Comandante mollato. Costa ha comunque preso le distanze dal comandante Francesco Schettino: ieri la compagnia lo ha sospeso e si è costituita parte offesa nel procedimento mediante l’avvocato MarcoDe Luca di Milano, ieri ricevuto in Procura.
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