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Sfida all'ultimo azzardo tra l'allievo e il maestro
L’ex comandante Mario Palombo racconta in un libro i suoi mirabolanti passaggi rasenti la costa. E forse Schettino voleva batterlo in ardimento
GROSSETO
Puntare sulle Scole, spingersi vicinissimo a riva come il vecchio maestro di mare gli aveva insegnato e andare addirittura oltre, più vicino ancora rispetto ai 300 metri osati dall’ex comandante, per rendere all’isola il più profondo inchino che avesse mai ricevuto. Chissà se la sera del 13 gennaio, nelle mani del comandante Francesco Schettino, strette al timone della Concordia, non sia passato per un attimo il brivido della sfida al maestro, Mario Palombo, l’ex comandante della Costa che nel 2001 lo aveva avuto come “secondo”. Non è un caso che, la sera del 13 gennaio, Palombo - chiamato dal maìtre gigliese Tievoli - si faccia passare al telefono Schettino. “Per un saluto” ha detto ieri l’ex comandante. Forse per qualcosa di più, come afferma anche il sostituto procuratore Verusio: «Più che a un inchino l’eccessivo avvicinamento della nave all’isola potrebbe attribuirsi a una dimostrazione di bravura del comandante Schettino».
Schettino, quella sera, sta muovendo la Concordia proprio sulla rotta degli “inchini” della Costa al Giglio. Una rotta che Mario Palombo ha inaugurato tanti anni addietro, primo fra tutti i comandanti a spingere le navi “rasenti alla costa”, a puntare sulle Scole e a la Gabbianara.
Lo racconta Palombo nel libro di memorie “La mia vita da uomo di mare. Da Camogli all’Isola del Giglio, dalle navi da carico ai prestigiosi comandi di navi passeggeri”, dato alle stampe nel 2008 per la casa editrice grossetana Innocenti. Un libro che, oltre ad essere la testimonianza di una lunga carriera, dal 1963 e al 2006, è la conferma, nero su bianco, che l’avvicinamento all’isola non era solo un’usanza degli ultimi tempi, ma una consuetudine che prevedeva proprio l’accostata alle Scole e l’allontanamento dalla costa una volta arrivati a punta Gabbianara. Un libro, insomma, che smonta il castello di prudenti dichiarazioni dei giorni scorsi.
Non è vero, ad esempio, che le navi passavano lontane “almeno 500 metri” dall’isola, come Palombo ha detto subito dopo l’incidente, descrivendo i precedenti accostamenti come “sicuri”. Lui stesso ricorda di essere transitato con la Costa Victoria il 27 settembre 1993 “molto rasente alla costa”. Il 25 luglio 1996 è talmente vicino che vede il padre sul molo. “Mi pareva di toccarlo da quanto eravamo vicini (circa 300 metri)”, ricorda Palombo. Il 7 agosto 2005, sulla Costa Fortuna, riesce a sentire persino la voce della moglie che lo saluta.
Gli avvicinamenti al Giglio delle navi Costa sono tenuti a battesimo proprio da Mario Palombo nel 1993. Anche questo, è il comandante a dirlo. Il 27 settembre verso le 22 porta la Victoria davanti al porto. “Era la prima volta che una nave così grande, l’ammiraglia della flotta “Costa” e della flotta italiana, passava così vicino e salutava la popolazione che subito era accorsa sul molo attratta dalle luci e dai fischi”, ricorda con vanto Palombo.
Non è questo, però, il passaggio più inquietante del racconto. Dell’inchino della Victoria a fine novembre 1998 Palombo ricorda: “Puntai direttamente sugli scogli chiamati “le Scole” rallentando gradualmente la velocità. Informammo i nostri parenti e amici del passaggio... Illuminai tutta la nave, rallentai ulteriormente, e fischiai a lungo con la sirena. La gente, che era alle finestre, segnalava la sua presenza accendendo e spegnendo le luci. Fu una bella emozione”. E non viene risparmiato neppure quello che oggi è il cimitero della Concordia, punta Gabbianara. Scrive Palombo il 17 settembre 2003: “Passammo sfiorando lo scoglio della Gabbianara fischiando a lungo con la sirena. Tutti correvano sul molo per vedere questo gigante che si avvicinava, rimanendo allibiti per la maestosità della nave. Fu una grande emozione”.
Scogli sfiorati, punte lambite, la destrezza di Palombo lo rende un mito per l’isola e contagia i comandanti della Costa. Non solo Schettino, infatti, ma anche Michele De Gregorio, al comando della Concordia nell’estate del 2007, porge due inchini “ad una distanza molto ravvicinata”.
Ieri Mario Palombo ha dichiarato di aver avuto Schettino come secondo ufficiale su una delle navi Costa nel 2001, e di averlo poi perso di vista. «Ricordo che aveva predisposizione alla manovra. A lui ho cercato di insegnare quello che potevo – ha spiegato - come ho sempre fatto con tutti i miei secondi, soprattutto nel rapporto con l'equipaggio e con gli ospiti».
Chissà se in quella tragica notte di venerdì l’allievo non abbia voluto superare il maestro.
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