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«Sconvolto, ma tornerò in mare»

Rino Bucci
«Sconvolto, ma tornerò in mare»

Esclusivo: parla il maitre della Concordia. «Quell’inchino non era un omaggio alla mia persona»

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ROSIGNANO

 «Non è stato un omaggio alla mia persona. Con quell’inchino io non c’entro niente. L’ho detto anche ai carabinieri». Rompe il silenzio Antonello Tievoli, il maitre originario del Giglio. Il suo nome era salito agli onori delle cronache internazionali due giorni dopo l’incidente della Costa Concordia; accostato alla possibile causa della tragedia. L’inchino della nave davanti all’isola sarebbe stato un tributo ai suoi genitori che vivono lì. C’era anche una frase, attribuita al capitano Francesco Schettino e riportata dalla stampa nei giorni scorsi: «Vieni Antonello che passiamo davanti alla tua isola». Poi Patrizia, la sorella, sulla bacheca Facebook aveva scritto: «Tra poco passerà vicina vicina la Concordia di Costa Crociere, una salutone a mio fratello che a Savona finalmente sbarcherà per godersi un po’ di vacanza». Infine, le telefonate ai genitori (per avvertire del passaggio) e a Mario Palombo, ex comandante di Costa e compaesano. Ieri Palombo ha confermato la chiamata: «Circa 15 minuti prima dell’impatto Antonello Tievoli mi ha chiamato da un cellulare. Quando mi ha detto che era in plancia, al traverso del Giglio e un po’ più vicino sono rimasto allibito. Gli ho detto: ma cosa fate? E’ inverno e non c’è nessuno. Poi mi ha passato Schettino che brevemente mi ha salutato». Dal giorno della collisione Tievoli si è trincerato dietro un silenzio doloroso, chiuso nella sua abitazione di Rosignano Solvay. E solo ora ha deciso di rilasciare le prime dichiarazioni.

«L’inchino della Concordia non era rivolto alla mia persona – racconta - non ero così in confidenza con il capitano Schettino per chiedere un omaggio del genere. Ho iniziato a lavorare con lui solo dal 7 novembre, da quando mi sono imbarcato sulla Concordia. Sono due mesi che ci conosciamo». Antonello Tievoli conferma di aver chiamato Palombo: «E’ vero, ci siamo sentiti la sera prima della collisione. Una telefonata di cortesia. Lo volevo avvertire del passaggio. Sapevo che ci saremmo avvicinati all’isola, ma non credevo che il capitano si spingesse così vicino alla terra. Al massimo, pensavo che saremo passati a 3 o 4 miglia dalla costa gigliese».

Il maitre aggiunge: «Non ho notato sul ponte, negli attimi precedenti e durante l’incidente, la donna moldava di cui si parla in questi giorni». Ricorda con lucidità il momento della collisione: «È successo tutto in pochi secondi. Quasi non ci siamo accorti dell’impatto con gli scogli. È stata una tragedia. Da quel giorno sono a casa, chiuso nel mio dolore – dice con la voce rotta dalla commozione – provo a dimenticare questa tremenda vicenda, a ricomporre i pezzi della mia vita, a metabolizzare e non pensarci». Nella sua abitazione è circondato dai parenti più stretti, dall’affetto della compagna Maria Teodoli e del figlio di nove anni. E, in mezzo a tanta sofferenza, resta un uomo di mare che ama la sua professione. Tornerà a navigare? «Senz’altro».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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