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Livorno

Il mistero del writer che non c’è «Disegno fantasmi per protesta»

Il mistero del writer che non c’è «Disegno fantasmi per protesta»

Il giorno dopo l’articolo ci ha inviato una mail, a distanza di due settimane si è presentato in redazione «Non chiamateci imbrattatori, non abbiamo spazi per la nostra Arte. Preparatevi all’inondazione»

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di Federico Lazzotti

LIVORNO

Sono le 21,07 del 4 gennaio scorso quando sulla posta elettronica della cronaca di Livorno arriva una mail firmata “Floodder”. Il giorno prima avevamo pubblicato un servizio dal titolo: «È un fantasma il nuovo talento dei writers», nel quale raccontavamo della comparsa per le strade della città di una serie di disegni che ritraevano un fantasma il cui nome, tradotto dall’inglese, suonerebbe più o meno come “L’inondatore”.

«Sto scrivendo da una postazione protetta – è il messaggio che ci troviamo davanti – controllo la posta una volta ogni due giorni e penso sia praticamente impossibile per le autorità rintracciare il mio messaggio. Se volete – è la proposta – posso concedervi un’intervista». Ieri, dopo quattordici giorni di scambio di corrispondenza e una trattativa al termine della quale abbiamo garantito l’anonimato, pochi minuti prima delle 15 alla portineria de “Il Tirreno” si è presentato un ragazzo sulla ventina.

Floodder ha la barba lunga di un paio di giorni, indossa jeans e camicia, ha un berretto di lana blu con la tesa calato sugli occhi, la sciarpa grigia a righe rossa che copre anche la bocca e sulle spalle uno zainetto da studente liceale.

«Non sono un imbrattatore come qualcuno ha scritto – dice subito – quello che faccio lo faccio per lanciare un messaggio. Zeb lo faceva scrivendo frasi e in questo modo dava un impulso alla riflessione, a volte erano battute o prese in giro, ma funzionavano. Quello che ho in testa è unire i fantasmi della Rete e i fantasmi della strada per lanciare un messaggio: scegliete la vostra informazione, cercatela. Perché? Sto distribuendo 1500 adesivi tra Pisa e Livorno nei quali c’è un codice a barre, basta leggerlo con il cellulare o con un telefono di ultima generazione per essere spediti, attraverso un link, ad un art-work, un’animazione digitale».

La scimmietta davanti alla televisione che compare si muove fino a dare fastidio – secondo Floodder – è l’immagine del nostro mondo. Sopra la scritta in inglese “Non ti accorgi che ti stanno facendo il lavaggio del cervello?”.

La passione di Floodder per i segreti di Internet nasce quando aveva tredici anni. «I miei genitori – ricorda – mi avevano appena comprato un dei primi modem a 56 k. Andavo nelle chat, curiosavo qua e là nei computer della gente. È qui che è nato il cosiddetto flodding: con un semplice programma disconnettevo il computer degli altri utenti oppure facevo apparire dei messaggi. Ero un principiante. Poi un giorno mi sono accorto che un hacker era entrato nel mio pc. Non era molto più bravo di me, ma il suo programma era all’avanguardia: inviavi una sorta di cavallo di troia travestito da foto e quando loro lo aprivano ti facevano entrare. Allora gli ho detto: “Ho mi spieghi come fai, oppure ti denuncio”. Con quel programma sono entrato in una cinquantina di pc. Adesso fare quello che facevo allora sarebbe impossibile, o quasi: il più banale degli antivirus ti bloccherebbe subito».

È un percorso che dura anni quello che porta alla creazione del primo fantasmino che Floodder disegna, qualche mese fa, sulle colline labroniche. «L’idea è la stessa del web: bombardare chi passa con un messaggio che lo colpisca distraendolo da quello che sta facendo. Ecco perché uso monocromie con colori sgargianti. L’unico problema è che per riempirle serve molto più tempo e quindi è più facile essere beccati».

Floodder è celeste e azzurro accanto al moletto di Antignano, giallo e nero sotto il ponte del Marroccone, verde sopra un cartello stradale allo svincolo della superstrada, azzurro in via Corridori ad Antignano, nero con bordi verdi all'angolo tra via Forte dei Cavalleggeri. Per vederne uno celeste e un altro verde e nero è necessario aspettare che le saracinesche dell’edicola di piazza Cavour e Antignano si abbassino.

«L’obiettivo è quello di riempire la città anche di installazioni e cartelloni, ma questo è un progetto a lungo termine». Per il momento Floodder si muove di notte.

«Di solito mi faccio sempre accompagnare da qualcuno che mi faccia da palo. Prima di andare in strada mi sono esercitato su carta: ho affinato la tecnica tanto che per eseguire un modello impiego solo pochi minuti. Per completare quello sotto al ponte del Marroccone mi sono dovuto fermare un paio di volte perché arrivano le auto. Per quello in piazza Cavour, invece, ho aspettato le tre di notte. Di solito agisco nei giorni infrasettimanali, quando c’è meno gente in giro. Io ho un lavoro, se polizia o carabinieri mi dovessero beccare mentre faccio una delle mie opere scatterebbe subito la denuncia penale, inoltre dovrei pagare i danni fatti anche dagli altri writers su quello stesso muro».

A molti verrebbe da dire che sarebbe anche giusto. «Anche i miei genitori quando hanno capito che cosa facevo si sono arrabbiati, mia madre è venuta da me e mi ha detto: “Sei tu Floodder”, mentre babbo mi ha dato dell’idiota. Il problema vero – cerca di giustificarsi – è che mancano gli spazi per certe espressioni di arte, negli altri Paesi esistono e gli artisti vengono chiamati per fare installazioni, murales». Prima di rimettersi sciarpa e cappello mettiamo a disposizione di Floodder una parete del giornale. Ora anche qui c’è un fantasma: è rosso e nero prova a distrarre chi lo guarda.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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