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Il mistero buffo del micro-giardino chiuso da 10 anni

Il mistero buffo del micro-giardino chiuso da 10 anni

Il piccolo parco di via Da Verrazzano è pronto e ha tutto: alberi, ombra, panchine. E un lucchetto che lo rende tabù

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di Mauro Zucchelli

LIVORNO

Chissà se è stato un funzionario pietoso o un cittadino buontempone a cancellare la prima riga dell'articolo 93 del regolamento di polizia municipale nel cartello accanto all'ingresso del parco: «L'accesso al parco è riservato ai soli pedoni». «Magari», dice Marco Lenzi, zainetto in spalla e bambino per mano: «Gli avrei trovato un posto dove giocare».

Già, perché il parco di via Da Verrazzano – in zona Barriera Margherita, a un passo da viale Nazario Sauro e da via Goito – è un fazzolettino di neanche un quarto di ettaro, un francobollo in mezzo a tanti palazzi di 5-6 piani: ma chiuso a doppia mandata da un bel lucchettone Yale. Da mesi, da anni. Tanti anni.

I DIVIETI BEFFA. Suonano dunque come una beffa - dice - i divieti scanditi nero su bianco sull'uscio: altolà ai «giochi comunque molesti» così come ai «ragazzi di età inferiore ai 10 anni» non accompagnati, guai a «spargere carta o rifiuti, strappare fiori o danneggiare piante». E i cani, cari padroni, dovete tenerli «al guinzaglio», casomai facessero pupù le loro «deiezioni solide devono essere immediatamente raccolte», verboten anche «ogni tipo di vendita ambulante».

In nessun altro parco le regole sono rispettatissime come qui: anche perché ormai da più di dieci anni nessuno ci mette piede, eccezion fatta per un soggiorno estivo di ragazzini seguiti da una coop di animatori (nel 2007).

IL PARADOSSO. In realtà, è un parco formato mignon: niente a che vedere con villa Mimbelli, villa Corridi o villa Fabbricotti che abbracciano ettari e ettari. Eppure è un paradosso che, per quanto piccolo, questo parco resti tabù per i cittadini. Peccato, perché è fitto di alberi e d’estate è un polmone fresco che potrebbe migliorare la vivibilità del quartiere: non solo già esistente, bell’e pronto e impacchettato, dotato di quel che serve con (poche) panchine, e perfino caruccio nel look.

«Più un giardino condominiale che un parco vero e proprio»: così l’aveva definito un tecnico di Palazzo civico nel bel mezzo di una delle polemiche innescate dai cittadini, che nel corso degli anni non hanno mancato di mugugnare perché salta agli occhi quanto sia assurdo lo stop all’accesso a quest’area.

Ma, a dispetto del brontolìo diffuso fra gli abitanti della zona, il paradosso del giardino tabù non è mai diventato un casus belli a livello cittadino. Logico che, ad ogni rinfocolar di protesta (e di lettere), la questione sia presto precipitata fra le ragnatele del dimenticatoio.

«Mi ricordo di quando tanti anni fa venivano qui i miei cuginetti», dice Andrea Pardini, tornano per un attimo agli anni in cui era poco più che un ragazzo: «Io ero più grande – afferma – e andavo a giocare altrove con i miei amici ma so che per mia zia era un posto familiare a pochi passi da dove abitavano, quasi un giardino di casa in una zona dove pochi appartamenti hanno un giardino».

I PORTIERI. In effetti, in un lontano passato il giardino non era off limits: gli abitanti della zona ricordano che erano i portieri dei condomini più vicini a farsi carico di aprire il parco al mattino e chiuderlo la sera: lo confermava al Tirreno nel 2004 proprio uno di loro, Savino Azzolino. «Finché un bel giorno – raccontava al taccuino del cronista – la circoscrizione ci ha tolto le chiavi e ha dato l’incarico della gestione a un pensionato». Tempo pochi mesi ed ecco che è arrivata la chiusura definitiva.

Siccome le bizze del destino non arrivano mai una per volta, i ragazzi di quegli anni rammentano la finaccia del campino di via Corazzi, lì accanto. Via le partite di pallone, via i ragazzetti scamiciati che sembrano presi dai film di Virzì: tutto in nome delle «magnifiche sorti e progressive» di non si sa quale splendido progetto. Rimasto, inutile dirlo, al palo: e in questo curioso spicchio di via Gluck finito chissà come nella pancia di un quartiere residenziale, ecco che è rimasto uno zibaldone di cespugli e arbusti.

ALTOLÀ AI BALORDI. Il parco tabù è un non-senso: lo dicono tutti, ma proprio tutti. Ma da dov’è nata la decisione di mettere il lucchetto al cancello? Tutta colpa del timore di lasciare questo spazio verde in mano ai malintenzionati.

C’erano, insomma, problemi di sicurezza, avevano preso a girare da queste parti tipi poco raccomandabili: l’hanno ripetuto a più riprese in Comune tutte le volte che è saltato fuori qualcuno a chiedere conto; lo ripetono adesso anche dal quartier generale della circoscrizione 3 al centro civico di via Corsica.

Possibile che la preoccupazione di non lasciare spazi ai balordi finisca per far chiudere un parco, piccolo sì ma che esiste già? A dirla tutta, c’è il rischio che, come un boomerang, pensando di salvarsi da un tipo di degrado (la presenza di brutti ceffi) si inneschi un altro genere di guaio (la cancellazione di uno spazio verde pubblico).

«Sbaglia chi pensa che il problema dipenda solo da chi ha la chiave in tasca», dicono dalla circoscrizione 3. «Il problema dei parchi – affermano – non può essere ridotto semplicisticamente al fatto di aprire a una certa ora e tornare a chiudere il cancello prima che faccia buio. È un errore, bisogna prevedere anche alla manutenzione e alla sorveglianza, Pensare di dribblare questo problema è solo una illusione: prima o poi la cosa ti scoppia in mano».

AL RIPARO. Non la pensa probabilmente così Lalla Pini, due parole al volo mentre spingeil passeggino: «Non voglio dire che il lungomare o villa Mimbelli siano in capo al mondo – sostiene – ma io spesso passo da qui per raggiungere il viale Italia e credo che, soprattutto d’estate, mi fermerei volentieri in un posto ombroso come questo, con la possibilità di avere mio figlio sempre sott’occhio e all’interno di un perimetro recintato, al riparo dai pericoli. Non ci volevo credere quando ho scoperto che un parco pubblico già completo di tutto veniva tenuto chiuso, eppure...».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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